Nel Basso Sebino resta aperta una vicenda complessa che riguarda due fratellini di 5 e 4 anni, allontanati dalla famiglia su disposizione del Tribunale per i minorenni di Brescia e ancora oggi in affidamento esterno. La situazione, iniziata mesi fa, è ora oggetto di un’istanza presentata al Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, con la richiesta di chiarire le ragioni del mancato rientro dei minori in famiglia.
Secondo la ricostruzione dei genitori e del loro legale, l’avvocato Francesco Miraglia, tutto avrebbe avuto origine dal ricovero del bambino più piccolo a seguito di crisi convulsive e la presenza di presunti ematomi. In quella fase iniziale era stata ipotizzata una possibile sindrome del bambino scosso, con conseguente apertura di un procedimento giudiziario e l’attivazione delle misure di tutela a protezione dei minori.
Nei mesi successivi, però, gli accertamenti clinici avrebbero fornito un quadro diverso. Le successive consulenze mediche, secondo quanto sostenuto dalla famiglia, avrebbero evidenziato una predisposizione genetica alla fragilità vascolare, ricondurre quindi gli episodi a cause fisiologiche e non a maltrattamenti. È proprio su questo punto che si concentra il nodo della controversia.
La famiglia sostiene infatti che, venuta meno l’ipotesi iniziale di violenza, sarebbe stato logico avviare un percorso di graduale ricongiungimento tra i bambini e i genitori. Un processo che, secondo la loro versione, non sarebbe mai stato attivato nei tempi e nei modi attesi.
Un elemento che i genitori definiscono particolarmente difficile da comprendere riguarda la situazione delle altre due figlie della coppia. Le sorelle dei due fratellini, infatti, non sarebbero mai state coinvolte nei provvedimenti limitativi e continuerebbero a vivere regolarmente con i genitori, mentre i due minori restano tuttora collocati in affidamento.
Questa differenza di trattamento all’interno dello stesso nucleo familiare è uno degli aspetti che alimenta le perplessità della famiglia, che chiede maggiore chiarezza sulle valutazioni effettuate nel corso del procedimento.
Nel documento presentato al Garante per l’infanzia, viene denunciato quello che viene definito uno “stallo istituzionale”. Secondo questa impostazione, il Tribunale per i minorenni di Brescia avrebbe preso atto delle consulenze tecniche senza però definire un percorso chiaro di rientro in famiglia.
La Corte d’Appello, dal canto suo, avrebbe disposto un incremento degli incontri tra genitori e figli, lasciando però ai servizi sociali il compito di gestire la progressiva evoluzione dei rapporti familiari. Proprio il ruolo dei servizi sociali viene indicato come uno dei punti più controversi della vicenda, in relazione al grado di discrezionalità nella gestione del caso.
La famiglia ritiene infatti che l’assenza di una decisione definitiva stia prolungando una situazione di incertezza per i minori, chiedendo un intervento che possa definire con maggiore chiarezza il loro futuro.
La vicenda, ora all’attenzione del Garante regionale per l’infanzia, resta aperta e continua a suscitare attenzione sul delicato equilibrio tra tutela dei minori, valutazioni cliniche e decisioni giudiziarie.
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