Il lago d’Iseo sta affrontando una nuova emergenza ambientale legata alla proliferazione di macrofite acquatiche, favorita dalle alte temperature e dal progressivo abbassamento del livello dell’acqua. Nel tratto del basso Sebino, tra Iseo, Paratico e Sarnico, vaste aree lacustri risultano oggi coperte da estese formazioni vegetali che si sviluppano sia sotto sia sopra la superficie.
Il fenomeno ha assunto dimensioni particolarmente evidenti nella zona antistante l’abitato di Clusane, dove decine di ettari di lago appaiono ricoperti da vere e proprie “praterie” di vegetazione acquatica, con effetti visibili anche dal punto di vista paesaggistico e turistico.
La situazione sta generando ricadute significative sul settore ricettivo locale, con campeggi e strutture turistiche che segnalano un impatto negativo sull’immagine dell’area, tradizionalmente tra le mete più frequentate del lago.
Per contrastare l’emergenza è intervenuta l’Autorità di Bacino lacuale del Sebino, attraverso la società operativa MPL – Manutenzione e Promozione Laghi, impegnata da settimane nelle attività di contenimento e rimozione della vegetazione infestante.
Sono attivi due battelli spazzini, diversi operatori e una macchina specializzata Truxor, strumenti progettati per intervenire senza arrecare danni alla fauna ittica. Le operazioni sono concentrate soprattutto nelle aree più colpite dalla crescita incontrollata delle macrofite.
Secondo quanto riferito dall’amministratore unico di MPL, Marco Terzi, la crescita delle piante acquatiche è avvenuta con un anticipo di diverse settimane rispetto al periodo estivo tradizionale, quando solitamente il fenomeno raggiunge il suo picco.
In soli venti giorni sono state rimosse circa 400 tonnellate di vegetazione acquatica, una quantità che rappresenta già i due terzi dell’intero volume raccolto durante tutto il 2025. Un dato che evidenzia la rapidità e l’intensità del fenomeno in corso.
Tra le specie presenti, oltre alla Vallisneria spiralis, tipica dei laghi italiani, è stata rilevata anche la presenza della Lagarosiphon major, un’alga invasiva di origine sudafricana che si sta diffondendo in modo esteso sui fondali.
Secondo gli operatori, la combinazione tra temperature elevate e variazioni del livello del lago avrebbe favorito la crescita anomala della vegetazione, creando accumuli molto densi che in alcune zone rendono il paesaggio simile a una distesa erbosa.
Le attività di gestione prevedono anche il trasporto della biomassa raccolta verso la piattaforma di trattamento di Chiari, dove le piante vengono stoccate e successivamente trasformate in compost. Il mezzo dell’azienda effettua numerosi viaggi giornalieri tra le sponde del lago e il centro di recupero per garantire continuità alle operazioni.
Il costo complessivo degli interventi, finanziato dall’Autorità di bacino e dalle province di Brescia e Bergamo, si attesta intorno ai 450 mila euro annui, una cifra destinata a sostenere le operazioni di manutenzione e contenimento del fenomeno.
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