La provincia di Brescia si conferma un territorio a due velocità sul fronte della gestione dei rifiuti. Nel report “Comuni Ricicloni 2026” di Legambiente, il capoluogo non riesce a raggiungere l’obiettivo fissato del 65% di raccolta differenziata, fermandosi al 64,7%. Un risultato che colloca Brescia al ventunesimo posto in Italia tra i capoluoghi e al sesto in Lombardia, con una produzione pro capite di rifiuto indifferenziato pari a 189,1 kg per abitante all’anno.
Il dato emerge in un contesto nazionale in lieve miglioramento: i Comuni “rifiuti free” in Italia salgono a 675, rispetto ai 663 del 2025, su un totale di 7.894 amministrazioni monitorate. Si tratta dei territori che riescono a mantenere la produzione di secco residuo sotto i 75 kg pro capite annui e a superare la soglia del 65% di raccolta differenziata.
Brescia lontana dall’obiettivo, ma stabile nei risultati
Nonostante il capoluogo non raggiunga il target richiesto, il quadro complessivo mostra una performance comunque vicina alla soglia minima, anche se ancora distante dagli standard delle realtà più virtuose.
Tra i 54 capoluoghi di provincia analizzati, 35 hanno superato il 65% di raccolta differenziata, confermando un trend nazionale in crescita sul fronte della gestione dei rifiuti e dell’economia circolare.
Rudiano in testa tra i comuni bresciani
A livello provinciale, le migliori performance arrivano dai centri più piccoli. Il comune più virtuoso è Rudiano, che nella fascia tra i 5 e i 15 mila abitanti raggiunge un’eccellente 84,5% di raccolta differenziata e 58,9 kg di rifiuto secco pro capite.
Ottimi risultati anche per altri comuni della provincia, tra cui Coccaglio (84%), Prevalle (84,3%), Cologne (82,6%), Botticino (81,8%), oltre a Passirano e Borgo San Giacomo, che mantengono comunque livelli elevati di differenziata.
Tra i comuni sotto i 5 mila abitanti si distinguono Urago d’Oglio, con l’83,5%, e Villachiara, che registra il 73,7% e una produzione molto contenuta di rifiuto indifferenziato.
Un dato rilevante riguarda però l’assenza di comuni bresciani sopra i 15 mila abitanti nella classifica dei virtuosi, a conferma di un divario significativo tra piccoli centri e realtà urbane più complesse.
Il ruolo dei consorzi e dei sistemi di gestione
Secondo il dossier di Legambiente, i migliori risultati si registrano nei sistemi consortili, dove la gestione associata consente economie di scala, costi ridotti e maggiore efficienza operativa.
Tra le esperienze citate figurano il Servizi Ambiente Energia Valle Sabbia, con il 76,3% di raccolta differenziata, il Consorzio Bassa Bresciana Orientale, che raggiunge il 77,5%, e Aprica Spa, con il 71,6%.
Questi modelli evidenziano come l’organizzazione territoriale possa incidere in modo significativo sulla qualità della raccolta e sulla riduzione del rifiuto indifferenziato.
Legambiente: “Serve attenzione continua sulla qualità del riciclo”
Commentando i risultati, il direttore generale di Legambiente, Giorgio Zampetti, ha sottolineato come la crescita dei Comuni rifiuti free rappresenti un segnale positivo, ma non sufficiente a ridurre l’attenzione.
Secondo Zampetti, il miglioramento dei dati passa necessariamente da una raccolta differenziata di qualità e da un efficace avvio al riciclo, con l’obiettivo di ridurre al minimo il ricorso allo smaltimento dell’indifferenziato e agli impianti di termovalorizzazione.
Il quadro complessivo fotografa dunque un’Italia in progresso, ma ancora con forti differenze territoriali, dove il ruolo delle amministrazioni locali resta decisivo per il raggiungimento degli obiettivi ambientali.
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