Adamello, il ghiacciaio perde 265 metri in tre anni

Il monitoraggio di Legambiente evidenzia un’accelerazione della fusione: temperature elevate, scarso innevamento e siccità stanno rendendo sempre più fragile il gigante delle Alpi italiane

adamello

Il ghiacciaio dell’Adamello continua a ridursi e negli ultimi tre anni ha perso altri 265 metri di fronte glaciale. È il dato emerso dal nuovo monitoraggio della Carovana dei ghiacciai di Legambiente, che ha scelto proprio le montagne bresciane per l’anteprima della settima edizione dell’iniziativa dedicata alla tutela degli ambienti glaciali alpini.

L’azione è stata realizzata insieme al Cai, alla Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, alla Fondazione Glaciologica Italiana e ad altre numerose realtà impegnate nella salvaguardia dell’ambiente montano. Durante il sopralluogo a Passo Presena, a circa 3.000 metri di quota, gli esperti hanno osservato una situazione sempre più critica per il ghiacciaio simbolo delle Alpi italiane.

L’Adamello, insieme al Monte Bianco e alla Marmolada, rappresenta uno degli esempi più evidenti degli effetti della crisi climatica sulle montagne. L’aumento delle temperature, la riduzione della neve e la maggiore frequenza dei periodi siccitosi stanno accelerando la perdita di massa dei ghiacciai, rendendoli più sottili e vulnerabili.

Secondo Legambiente, l’intero arco alpino sta vivendo un periodo caratterizzato da anomalie termiche importanti. Le temperature risultano generalmente superiori di 2-4 gradi rispetto alla media climatica del periodo 1991-2020, mentre i periodi di caldo intenso arrivano sempre più precocemente.

Un elemento particolarmente critico è rappresentato dallo zero termico, che dalla seconda metà di giugno si è mantenuto frequentemente tra i 4.800 e oltre i 5.000 metri di quota. Questa condizione favorisce una fusione anticipata della neve e sottopone i ghiacciai alpini a uno stress sempre maggiore.

I dati relativi all’Adamello confermano una tendenza ormai consolidata. Dalla fine degli anni Novanta il ritiro della fronte glaciale ha subito una forte accelerazione: complessivamente sono stati persi 760 metri tra il 1997 e il 2025, mentre nell’ultimo decennio la riduzione ha raggiunto circa 550 metri.

Solo nel periodo compreso tra il 2023 e il 2025 il ghiacciaio ha arretrato di altri 265 metri, evidenziando una velocità di trasformazione particolarmente significativa.

Anche gli ultimi anni, nonostante alcune stagioni con accumuli nevosi invernali relativamente favorevoli, non hanno invertito la tendenza. I bilanci di massa del 2024 e 2025 sono rimasti negativi, con una perdita stimata intorno a un metro di acqua equivalente.

La situazione è ancora più evidente osservando l’evoluzione storica del ghiacciaio. Dalla cosiddetta piccola età glaciale, l’Adamello ha perso circa la metà della propria superficie, mentre la lingua principale del Mandrone si è ritirata per quasi 2,8 chilometri.

Le rilevazioni condotte da diversi enti scientifici, tra cui Sat, Muse, Provincia autonoma di Trento, Università di Padova e Servizio Glaciologico Lombardo, hanno inoltre evidenziato una significativa diminuzione dell’accumulo nevoso primaverile. In alcune aree la quantità di neve registrata è risultata pari a circa la metà rispetto alle medie stagionali.

Per Legambiente il fenomeno non riguarda soltanto le alte quote, ma coinvolge anche i territori a valle e le comunità che vivono nelle aree alpine. Il direttore generale Giorgio Zampetti ha sottolineato la necessità di rafforzare le politiche di adattamento ai cambiamenti climatici e di destinare risorse adeguate alla protezione degli ecosistemi montani.

L’associazione chiede inoltre una maggiore collaborazione a livello europeo per la tutela dei ghiacciai, considerati patrimoni naturali da monitorare e proteggere attraverso strategie condivise.

Anche la Fondazione Glaciologica Italiana conferma un quadro preoccupante. Secondo il presidente Valter Maggi, nel 2025 la quasi totalità dei circa 900 ghiacciai alpini censiti presenta bilanci di massa negativi e oltre il 90% ha una superficie inferiore a mezzo chilometro quadrato.

L’Adamello, il più grande ghiacciaio delle Alpi italiane, avrebbe perso nell’ultimo anno circa 12 milioni di metri cubi d’acqua, un dato che evidenzia un processo di regressione ormai strutturale e non più riconducibile a singoli episodi climatici.

Redazione

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