Bresciangrana sospende temporaneamente l’attività produttiva per tutto il mese di agosto e avvia un percorso di riorganizzazione per cercare di superare la crisi che ha coinvolto lo storico gruppo lattiero-caseario con sede a Cignano di Offlaga.
Bresciangrana blocca la produzione ad agosto per attuare un piano di risanamento e salvaguardare il futuro dell’azienda e dei produttori di latte coinvolti. La decisione riguarda anche la sospensione del ritiro della materia prima dagli allevatori, una misura che interessa circa 40 aziende e 50 allevamenti distribuiti tra le province di Brescia, Bergamo e Cremona, con circa 1.230 quintali di latte al giorno da ricollocare.
A spiegare le ragioni dello stop è la nuova amministratrice delegata e chief restructuring officer Serena Maurutto, che ha evidenziato come la prosecuzione della produzione avrebbe potuto aggravare ulteriormente la situazione economica dell’azienda.
Secondo la manager, mantenere operativa la produzione senza adeguate garanzie avrebbe comportato il rischio di accumulare nuovi debiti nei confronti dei fornitori, che avrebbero continuato a conferire latte senza la certezza dei pagamenti. La sospensione temporanea è stata quindi considerata una scelta necessaria per consentire una riorganizzazione e individuare nuovi sbocchi commerciali per gli allevatori coinvolti.
La crisi di Bresciangrana, secondo quanto ricostruito dalla nuova gestione, sarebbe legata a una crescita molto rapida avvenuta negli ultimi anni. L’azienda sarebbe passata da un fatturato di circa 48 milioni di euro a 140 milioni, sostenendo investimenti importanti attraverso un significativo ricorso a strumenti finanziari come prestiti bancari, leasing e factoring.
A pesare ulteriormente sulla situazione sarebbero state anche alcune criticità operative emerse negli ultimi mesi della precedente gestione. La semestrale avrebbe evidenziato una perdita superiore ai 2 milioni di euro, collegata anche a problematiche produttive e commerciali.
Tra gli elementi segnalati dalla nuova amministrazione figurano un eccessivo accumulo di latte acquistato per creare scorte, alcune modifiche alla ricetta del formaggio Vittoria Alata e conseguenze tecniche sugli impianti produttivi. L’aumento della componente grassa avrebbe causato difficoltà nella lavorazione, problemi al depuratore e il deterioramento di alcuni lotti, con ripercussioni sui rapporti con i clienti.
La pausa produttiva di agosto avrà quindi obiettivi specifici: vendere parte delle scorte di magazzino, definire nuovi accordi commerciali, organizzare lavorazioni conto terzi e completare interventi di manutenzione sugli impianti per permettere una ripartenza più efficiente.
Nel percorso di rilancio sono coinvolti diversi professionisti e consulenti, tra cui l’advisor Stefano Ambrosini, Marcello Pollio per l’attestazione del piano, il consulente del lavoro Andrea Gallucci e lo studio del commercialista Severino Gritti. A supporto del progetto sono presenti anche partner della filiera lattiero-casearia.
La nuova amministrazione guarda inoltre alla possibilità di costruire una compagine societaria composta da imprenditori italiani della filiera, con l’obiettivo di creare un modello più sostenibile e tutelare soprattutto i produttori più piccoli, spesso maggiormente esposti alle oscillazioni dei prezzi del latte.
La Regione Lombardia ha annunciato un intervento istituzionale sulla vicenda. L’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste Alessandro Beduschi ha comunicato l’intenzione di convocare un Tavolo latte nei primi giorni di settembre, coinvolgendo proprietà, organizzazioni agricole e istituzioni locali.
Secondo Beduschi, la situazione richiede un confronto per garantire prospettive certe ai produttori e difendere il comparto lattiero-caseario bresciano, che rappresenta uno dei principali poli produttivi italiani. La provincia di Brescia, infatti, è prima in Italia per volumi di latte prodotto, con oltre 787 mila tonnellate consegnate tra gennaio e maggio 2026.
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