Frode sui fondi Pnrr a Brescia: bloccato un milione di euro per il fotovoltaico

La Guardia di Finanza scopre un presunto sistema di fatturazioni maggiorate per ottenere contributi pubblici destinati agli impianti solari. Contestata un'indebita percezione di oltre 122mila euro. Sotto esame cinque progetti del programma Parco Agrisolare

gdf guardia di finanza

Fondi Pnrr per il fotovoltaico, indagine della Guardia di Finanza a Brescia

Circa un milione di euro di finanziamenti pubblici bloccati e oltre 122mila euro di contributi ritenuti indebitamente percepiti. È il risultato di un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Brescia su presunte irregolarità nell’utilizzo delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza destinate alla realizzazione di impianti fotovoltaici.

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura europea di Milano, ha riguardato cinque richieste di finanziamento presentate da un unico beneficiario bresciano nell’ambito del programma “Parco Agrisolare – 2° Bando”.

Secondo l’ipotesi degli investigatori, il sistema avrebbe consentito di aumentare artificialmente i costi degli investimenti attraverso documentazione contabile contenente importi superiori alle spese realmente sostenute.

L’obiettivo sarebbe stato quello di ottenere contributi pubblici più elevati rispetto a quelli effettivamente spettanti.

Le verifiche hanno portato alla contestazione di una presunta indebita percezione di 122.802 euro, mentre ulteriori finanziamenti per circa un milione di euro sono stati fermati prima dell’erogazione.

Cinque progetti sotto esame per investimenti da 1,47 milioni di euro

Al centro degli accertamenti figurano cinque iniziative legate all’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonte solare.

Le domande presentate dal beneficiario prevedevano investimenti complessivi rendicontati per circa 1,47 milioni di euro, a fronte dei quali era stato richiesto un sostegno pubblico di circa 1,18 milioni di euro.

Il meccanismo di finanziamento consentiva di ottenere un’agevolazione pari all’80% delle spese considerate ammissibili.

Proprio questa percentuale avrebbe rappresentato, secondo gli investigatori, l’elemento sfruttato per incrementare il valore dei contributi.

Dichiarando costi superiori a quelli effettivamente sostenuti, sarebbe stato possibile aumentare l’importo delle risorse pubbliche richieste.

Le verifiche della Guardia di Finanza si sono quindi concentrate sulla corrispondenza tra le spese documentate e gli importi realmente pagati per l’acquisto e l’installazione degli impianti.

Il presunto sistema delle fatture gonfiate

La ricostruzione investigativa ha individuato un possibile meccanismo di sovrafatturazione legato alla fornitura degli impianti fotovoltaici.

Secondo quanto emerso, le attrezzature sarebbero state acquistate da fornitori effettivamente operativi sul mercato, risultati estranei alle presunte irregolarità.

Il prezzo reale degli impianti sarebbe stato inferiore rispetto agli importi successivamente indicati nella documentazione utilizzata per richiedere i finanziamenti.

Nella fase di rendicontazione sarebbe intervenuta una società considerata dagli investigatori una cosiddetta cartiera.

Con questa espressione viene generalmente indicata un’impresa utilizzata per emettere documentazione fiscale senza svolgere un’attività economica effettiva corrispondente alle operazioni dichiarate.

Nel caso esaminato, la società sarebbe risultata priva di dipendenti e di una concreta struttura organizzativa.

Attraverso l’emissione di fatture con valori maggiorati, avrebbe contribuito a rappresentare spese più elevate rispetto a quelle realmente affrontate dal beneficiario.

La documentazione sarebbe stata quindi impiegata per giustificare richieste di contributi superiori a quelli spettanti sulla base degli investimenti effettivi.

Oltre 122mila euro contestati, fermate nuove erogazioni

L’attività della Guardia di Finanza ha consentito di individuare una presunta indebita percezione di 122.802 euro, riferita a uno dei cinque progetti sottoposti a verifica.

L’intervento ha inoltre impedito il pagamento di ulteriori risorse pubbliche per un importo complessivo vicino al milione di euro.

Il blocco delle somme non ancora erogate rappresenta uno degli effetti principali dell’indagine, perché ha consentito di intervenire prima che altri finanziamenti venissero trasferiti al beneficiario.

Le verifiche hanno coinvolto anche il Gestore dei Servizi Energetici (Gse), soggetto responsabile dell’attuazione della misura di finanziamento.

A seguito degli elementi emersi, il Gse ha avviato le procedure amministrative finalizzate alla sospensione e alla revoca dei contributi relativi alle altre domande presentate dallo stesso beneficiario.

Le iniziative adottate mirano a tutelare le risorse destinate agli investimenti nella produzione di energia rinnovabile.

Procura europea e Guardia di Finanza, indagine coordinata da Milano

L’inchiesta è stata sviluppata dai militari della Guardia di Finanza di Brescia su delega della Procura europea, organismo competente a indagare sui reati che possono danneggiare gli interessi finanziari dell’Unione europea.

Alle attività hanno collaborato il Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di Finanza e il Gestore dei Servizi Energetici.

Il lavoro congiunto ha permesso di esaminare la documentazione relativa alle richieste di finanziamento, verificando la natura delle operazioni economiche e la congruità delle spese dichiarate.

L’ipotesi di reato contestata è quella di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Le responsabilità penali dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti. Le contestazioni formulate nell’ambito dell’indagine rappresentano ipotesi accusatorie e resta valida la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Parco Agrisolare, come funzionano gli incentivi per gli impianti fotovoltaici

Il programma Parco Agrisolare rientra tra gli interventi finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, nell’ambito della Missione 2, dedicata alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica.

La misura è stata progettata per sostenere la diffusione delle energie rinnovabili nelle attività agricole, zootecniche e agroindustriali.

L’obiettivo principale consiste nell’incentivare l’installazione di pannelli fotovoltaici sulle coperture degli edifici produttivi, sfruttando superfici già esistenti.

Il programma punta a incrementare la produzione di energia pulita senza richiedere il consumo di nuovi terreni agricoli.

Attraverso i contributi pubblici, le imprese possono affrontare una parte dei costi necessari alla realizzazione degli impianti, migliorando la propria autonomia energetica e riducendo la dipendenza dalle fonti tradizionali.

Le agevolazioni vengono riconosciute sulla base di specifici requisiti e delle spese ammissibili previste dai bandi.

Per questo motivo, la correttezza della documentazione economica presentata dai beneficiari rappresenta un elemento essenziale per il funzionamento del sistema.

Controlli sui finanziamenti europei e tutela delle risorse pubbliche

Il caso emerso nel Bresciano richiama l’attenzione sull’importanza delle verifiche relative all’utilizzo dei fondi europei.

Le risorse del Pnrr sono destinate a sostenere investimenti in settori strategici, tra cui infrastrutture, innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e transizione energetica.

La corretta rendicontazione delle spese costituisce un requisito fondamentale per garantire che i finanziamenti vengano utilizzati secondo le finalità previste.

Nel settore fotovoltaico, in particolare, gli incentivi pubblici possono coprire una quota significativa degli investimenti, rendendo necessario un controllo puntuale sui costi dichiarati.

L’indagine condotta a Brescia ha permesso di contestare un’erogazione già avvenuta e di impedire il trasferimento di ulteriori somme, attraverso la collaborazione tra autorità investigative e soggetti incaricati della gestione dei contributi.

Le verifiche sulle cinque domande del programma Parco Agrisolare hanno quindi portato all’adozione di misure per la tutela dei finanziamenti pubblici, mentre proseguirà l’iter giudiziario per accertare le eventuali responsabilità.

Il bilancio dell’operazione comprende 122.802 euro di contributi contestati e circa un milione di euro di ulteriori erogazioni bloccate, nell’ambito di un’inchiesta che riguarda investimenti fotovoltaici finanziati con risorse del Pnrr.

Redazione

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