Le scuole primarie si svuotano: nel Bresciano mille alunni in meno ogni anno

Il calo delle nascite riduce progressivamente gli iscritti alle elementari. In quattro anni gli alunni dalla prima alla quinta sono scesi di quasi 4 mila unità, mentre anche Lombardia e Italia si preparano a una nuova contrazione

La denatalità sta modificando rapidamente la composizione delle scuole primarie bresciane, con una diminuzione costante degli alunni iscritti e delle nuove classi prime. I numeri degli ultimi anni mostrano una tendenza ormai consolidata: nel giro di quattro anni il totale degli studenti dalla prima alla quinta è passato da 56.774 a 52.870, con una perdita che si aggira intorno alle mille unità ogni anno.

Il fenomeno non riguarda soltanto il territorio bresciano. La stessa dinamica interessa la Lombardia e, su scala ancora più ampia, l’intero Paese. Le proiezioni indicano infatti che nei prossimi anni il numero dei bambini che entreranno alla primaria continuerà a diminuire, mettendo il sistema scolastico di fronte alla necessità di ripensare organizzazione, strutture e distribuzione delle risorse.

Sempre meno bambini nelle classi prime

Il dato più significativo riguarda gli ingressi alla scuola primaria. Nel Bresciano, per l’anno scolastico 2026/27, le iscrizioni alle classi prime delle scuole statali si sono fermate a 8.617 alunni. Quattro anni prima, nel 2023/24, erano 9.428. Nel 2024/25 il numero era sceso a 9.235 e nell’anno successivo a 8.859.

La progressione evidenzia quindi una perdita di circa 270 nuovi iscritti ogni anno. La contrazione delle prime classi si inserisce in un percorso iniziato ormai da tempo e che dal 2012 non ha più registrato inversioni significative.

Il confronto tra le classi iniziali e quelle terminali rende ancora più evidente la trasformazione. Nel 2023/24, ad esempio, dalla quinta erano usciti 11.549 alunni considerando insieme scuole statali e paritarie, mentre i nuovi ingressi in prima erano stati 10.179. L’anno scorso, invece, il numero complessivo dei bambini entrati alla primaria era già sceso a 9.478.

Il peso della denatalità

Alla base della riduzione degli alunni c’è soprattutto l’andamento delle nascite. Nel Bresciano, dopo una fase caratterizzata da oscillazioni, il numero dei nuovi nati ha iniziato a diminuire con maggiore continuità a partire dal 2012.

Nel 2004 le nascite erano state 12.621, mentre nel 2010 avevano raggiunto quota 13.598. Il quadro è progressivamente cambiato negli anni successivi, fino ad arrivare a circa 9 mila nati nel 2020, generazione destinata in gran parte a raggiungere la prima elementare proprio nell’anno scolastico in corso.

La presenza di alunni con cittadinanza straniera contribuisce in parte a compensare la diminuzione, rappresentando una componente vicina al 20% della popolazione scolastica. Tuttavia, questo apporto non è sufficiente a invertire la tendenza complessiva.

Il risultato è una struttura scolastica nella quale le classi prime sono progressivamente meno numerose rispetto alle quinte: escono più bambini di quanti ne entrino, determinando una riduzione generale della popolazione scolastica.

La Lombardia perde oltre 45 mila alunni

Il fenomeno assume dimensioni ancora più evidenti osservando l’intera Lombardia. I bambini tra i 6 e gli 11 anni iscritti alla scuola primaria erano circa 412 mila nell’anno scolastico 2020/21. Nel quinquennio successivo il numero è sceso progressivamente fino a 366.683 studenti nel 2025/26.

La riduzione complessiva è quindi superiore alle 45 mila unità, pari a circa l’11% in cinque anni. Un andamento che conferma come la diminuzione delle nascite non rappresenti un fenomeno circoscritto a singole province, ma una trasformazione demografica destinata ad avere conseguenze sull’intero sistema educativo regionale.

In Italia 50 mila bambini in meno entro il 2031

Le prospettive nazionali indicano che la contrazione continuerà anche nei prossimi anni. Secondo le proiezioni citate da Orizzonte Scuola, nel 2031 potrebbero esserci circa 50 mila bambini in meno nelle classi prime della scuola primaria rispetto agli anni precedenti.

Un elemento decisivo è rappresentato dal dato sulle nascite del 2025: in Italia sono venuti alla luce circa 335 mila bambini, il valore più basso registrato dal secondo dopoguerra. Saranno proprio questi bambini, salvo variazioni legate alla mobilità demografica, a costituire una futura generazione di nuovi alunni della primaria.

Il confronto con il passato restituisce la portata del cambiamento. Nel 1964, durante il periodo del baby boom, le nascite avevano superato il milione di bambini. Oggi il numero è meno di un terzo di quel livello.

Le conseguenze della denatalità, inoltre, non si esauriranno con la scuola primaria. Le generazioni più ridotte arriveranno progressivamente alla secondaria di primo grado e, successivamente, alle superiori, incidendo sulla consistenza delle iscrizioni anche nei cicli successivi.

Accorpamenti e riorganizzazione degli istituti

La diminuzione degli studenti sta già producendo effetti sull’organizzazione della rete scolastica. Amministrazioni locali e istituzioni regionali sono chiamate a programmare una distribuzione delle risorse compatibile con un numero sempre più basso di alunni.

Tra le conseguenze possibili figurano gli accorpamenti degli istituti, una soluzione che può generare discussioni soprattutto nei territori più piccoli. Nel piano relativo al 2026/27, approvato dalla Regione, una delle operazioni più rilevanti riguarda Lumezzane, dove i due Poli Est e Ovest vengono aggregati in un’unica realtà, con due primarie riunite.

Parallelamente, alcune strutture dedicate all’infanzia sono state riconvertite in sezioni primavera destinate ai bambini tra i 2 e i 3 anni, anche per rispondere alla domanda di servizi per la prima infanzia. Il processo di riorganizzazione, dunque, non riguarda soltanto le elementari, ma coinvolge l’intera filiera educativa.

Restano inoltre realtà territoriali per le quali la normativa consente il mantenimento di istituti con meno di 600 studenti grazie alla collocazione in aree montane, come Ponte di Legno, Bagolino e Bienno.

La scuola primaria bresciana si trova così davanti a una trasformazione demografica destinata a proseguire nel tempo. La diminuzione dei bambini non è più un dato occasionale, ma un elemento strutturale che condizionerà il numero delle classi, la gestione degli istituti e la programmazione degli interventi nei prossimi anni.

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