Garlasco, revisione del processo Stasi: i tempi e i tre possibili scenari

Delitto di Garlasco, la difesa di Alberto Stasi prepara l'istanza di revisione: deposito entro novembre e primo verdetto atteso nel 2027.

Alberto Stasi

Si avvicina un passaggio importante nella vicenda giudiziaria legata all’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco. Gli avvocati di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per il delitto, stanno completando il lavoro necessario per chiedere la revisione del processo.

L’istanza sarà presentata alla Corte d’appello di Brescia, competente a occuparsi della richiesta. La finestra temporale indicata dalla difesa va dal 10 al 20 novembre 2026. A confermarlo è stato l’avvocato Antonio De Rensis, che insieme alla collega Giada Bocellari assiste l’ex fidanzato di Chiara Poggi.

Intervenendo alla trasmissione televisiva «Diario del giorno», su Rete Quattro, De Rensis ha spiegato che il lavoro difensivo si trova ormai nella fase conclusiva. «Siamo alla fase conclusiva del lavoro, manca ancora qualche giorno al deposito», ha dichiarato il legale, precisando che la presentazione dovrebbe avvenire nella finestra temporale già indicata.

Sui tempi successivi, tuttavia, l’avvocato ha invitato alla cautela. Non è possibile stabilire con certezza quanto servirà ai giudici per pronunciarsi sul primo passaggio della procedura. Secondo De Rensis, non dovrebbe essere necessario attendere troppo a lungo, ma indicare già ora una scadenza precisa sarebbe prematuro.

Quando potrebbe arrivare la prima decisione

Se la richiesta verrà depositata nella seconda metà di novembre, un primo pronunciamento sull’ammissibilità potrebbe arrivare nei primi mesi del 2027. Una previsione che si basa anche su un precedente recente: la revisione del processo per la strage di Erba.

In quel procedimento, l’istanza era stata depositata nel dicembre 2023 e la Corte d’appello di Brescia aveva fissato la prima udienza per il primo marzo 2024. Tra la presentazione della domanda e il primo appuntamento davanti ai giudici erano quindi trascorsi circa tre mesi.

Il precedente offre un possibile riferimento temporale, ma non costituisce una garanzia per il caso Garlasco. La durata della fase iniziale dipenderà dalle valutazioni della Corte e dalle caratteristiche della documentazione presentata dalla difesa.

La procedura prevede che la domanda venga depositata direttamente presso la Corte d’appello competente. La Procura generale interverrà successivamente, nell’ambito del procedimento, secondo le modalità previste per questo tipo di richiesta.

I tre percorsi possibili davanti alla Corte d’appello

Dopo il deposito, i giudici bresciani dovranno valutare se la domanda possieda i requisiti necessari per essere esaminata. In questa prima fase sono possibili tre differenti sviluppi.

  • Rigetto senza udienza: la Corte potrebbe giudicare l’istanza inammissibile sulla base degli atti, senza convocare le parti per una discussione pubblica. Una soluzione già verificatasi in occasione di una precedente richiesta di revisione presentata da Stasi.

  • Udienza pubblica: i giudici potrebbero fissare un’udienza per discutere la possibilità di ammettere la revisione. È una modalità già adottata dalla Corte bresciana nel procedimento relativo alla strage di Erba.

  • Camera di consiglio: un’altra possibilità è che la valutazione sull’ammissibilità avvenga in camera di consiglio, senza un’udienza pubblica.

Non è ancora possibile sapere quale strada verrà scelta. La decisione dipenderà dall’esame dell’istanza e degli elementi che la difesa porterà a sostegno della richiesta.

Perché l’ammissibilità rappresenta il passaggio fondamentale

Il primo pronunciamento avrà un peso determinante per il futuro della vicenda giudiziaria. Se la richiesta verrà dichiarata inammissibile, la procedura si fermerà e la condanna definitiva di Alberto Stasi resterà invariata.

Se invece la Corte riterrà che sussistano i presupposti per procedere, si aprirà una fase successiva dedicata all’esame del merito della revisione. In questo caso il procedimento assumerà caratteristiche simili a quelle di un nuovo processo, nel quale le parti potranno confrontarsi sugli elementi ritenuti rilevanti.

La difesa avrà la possibilità di presentare liste di testimoni, chiedere l’acquisizione di prove e sottoporre all’attenzione dei giudici gli elementi che, secondo la propria ricostruzione, potrebbero mettere in discussione la condanna.

Al termine del giudizio, la Corte potrà confermare la responsabilità penale di Stasi oppure pronunciare un’assoluzione. Anche la decisione adottata nel procedimento di revisione potrà essere impugnata, attraverso i successivi passaggi previsti dall’ordinamento, fino all’eventuale ricorso in Cassazione.

Il collegamento con la nuova inchiesta su Andrea Sempio

Uno degli aspetti più delicati della richiesta riguarda il rapporto tra gli elementi che la difesa intende sottoporre ai giudici e la nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi.

La Procura di Pavia sta infatti portando avanti un procedimento nei confronti di Andrea Sempio, nuovamente coinvolto nelle indagini sul delitto. Per lui i pubblici ministeri hanno chiesto il rinvio a giudizio.

La revisione della condanna di Stasi e il procedimento relativo a Sempio restano due percorsi giudiziari distinti, con oggetti e finalità differenti. Tuttavia, alcune prove e attività investigative potrebbero avere rilevanza in entrambi i contesti.

Gli elementi raccolti nell’ambito dell’inchiesta pavese potrebbero infatti essere valutati anche rispetto alla posizione di Stasi, qualora la difesa li ritenga idonei a sostenere la richiesta di revisione. Saranno comunque i giudici competenti a stabilire quale valore attribuire alle eventuali nuove acquisizioni.

Nel frattempo, Stasi si trova ancora a scontare la condanna definitiva. Secondo quanto riferito dal suo avvocato, sta affrontando questa fase cercando di mantenere un atteggiamento razionale ed equilibrato.

L’attenzione si concentra ora sul deposito dell’istanza, atteso entro la seconda metà di novembre. Il primo obiettivo della difesa sarà convincere la Corte d’appello di Brescia a superare il vaglio di ammissibilità, condizione indispensabile perché possa iniziare un nuovo esame giudiziario della condanna per l’omicidio di Chiara Poggi.

Redazione

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