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La stazione Tav sul Garda sotto accusa: il coro del ‘No’ si fa sentire

Critiche ambientali ed economiche al progetto da 58 milioni di euro

La proposta di costruire una nuova stazione ferroviaria lungo la linea Tav nel territorio di San Martino della Battaglia, conosciuta come la Stazione Tav sul Garda, ha scatenato una serie di reazioni negative da parte di comitati, associazioni, gruppi di cittadini e movimenti politici. Questa opera, valutata in 58 milioni di euro, ha suscitato preoccupazioni sia di natura tecnica che ambientale.

La Localizzazione e le Preoccupazioni Ambientali

La stazione dovrebbe essere realizzata a circa 2 km a ovest dal casello autostradale di Sirmione, tra le località Pergola Vecchia, Brognoli e Madonnina. Questa zona, caratterizzata principalmente da vigneti e cascine, ha attirato l’attenzione dei critici, che temono che la stazione possa diventare una “cattedrale nel deserto” destinata solo a promuovere futura urbanizzazione o speculazione edilizia, a spese di vaste porzioni di terreno agricolo.

Il Fronte del “No” si Organizza

Un coro di voci contrarie si è rapidamente organizzato, con 10 sigle che hanno aderito al fronte dei contrari. Tra queste sigle troviamo il Comitato Parco Colline Moreniche, Desenzano più verde, l’associazione La Zobia, La Cittadella, Legambiente, L’altra Desenzano, il Movimento 5 Stelle, Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana e Ritrovo Lonato. Questi gruppi hanno pubblicato un “manifesto” che esprime chiaramente la loro opposizione all’ipotesi di costruire una nuova stazione ferroviaria lungo la linea Tav.

Le Obiezioni Tecniche e l’Impatto Economico

Le critiche avanzate nel manifesto riguardano sia aspetti tecnici che economici. Una delle principali preoccupazioni è che la costruzione di una stazione Tav a meno di 40 km da altre due stazioni, Brescia e Verona, rappresenterebbe un gigantesco controsenso tecnico. Questo potrebbe addirittura aumentare il tempo di percorrenza lungo il tratto Brescia-Verona rispetto alla linea storica.

Inoltre, i firmatari del manifesto vedono questa operazione come un enorme spreco di denaro pubblico. Sostengono che invece di migliorare il sistema ferroviario esistente, la nuova stazione potrebbe contribuire a creare i presupposti per una futura urbanizzazione o speculazione edilizia, a scapito delle risorse agricole locali.

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