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Omicidio Desirée Piovanelli: Giovanni Erra tornerà libero nel 2025

La difesa di Giovanni Erra, rappresentata dagli avvocati Giuliano Spazzali e Gianfranco Abate, sostenne che Erra non aveva avuto un ruolo di regista nell'omicidio

Nel 2025, Giovanni Erra, noto come “l’adulto del branco” nel terribile caso dell’omicidio di Desirée Piovanelli, potrebbe finalmente in libertà. Attualmente, è stato affidato ai servizi sociali e non si trova più nel penitenziario di Bollate. Questo articolo esaminerà la vicenda, il processo legale e le circostanze di questo caso che ha scioccato la provincia di Brescia.

Il 28 settembre del 2002, si verificò uno dei delitti più efferati nella provincia di Brescia. Desirée Piovanelli, una giovane di 14 anni di Leno, fu vittima di un terribile crimine. Giovanni Erra, insieme a tre minorenni, Nicola, Nico e Mattia, fu arrestato nei giorni successivi. Questi giovani erano tutti residenti a Leno, e tutti furono condannati in via definitiva per la morte di Desirée.

Mentre i tre giovani minorenni hanno completato da tempo la loro pena, Giovanni Erra, l’adulto del gruppo, sta affrontando il carcere e le sue conseguenze. Attualmente, è stato affidato ai servizi sociali e risiede in una struttura. Tuttavia, ci sono buone possibilità che possa ottenere la libertà nel 2025, verso la fine dell’anno, considerando che il suo arresto risale a ottobre del 2002.

L’avvocato Antonio Cozza, che ha assistito Giovanni Erra per anni, ha confermato l’anno in cui si prevede il suo ritorno in libertà. Anche se è stata considerata la possibilità di una revisione del processo, al momento non ci sono segnali di sviluppi in questa direzione. Inizialmente, Erra fu condannato all’ergastolo nel processo di primo grado, ma in appello la pena fu ridotta a 20 anni, e successivamente, la procura generale di Brescia presentò un ricorso in Cassazione. La Suprema Corte decise per un nuovo processo.

Il secondo processo si svolse a Milano, poiché a Brescia esiste solo una sezione di corte d’assise d’appello. La pena di Erra aumentò a 30 anni di carcere, destinata a diventare definitiva. Nel corso delle motivazioni della sentenza, i giudici di Milano definirono Giovanni Erra come una “personalità disumana e insensibile al richiamo umanitario anche di fronte a una ragazza che implorava pietà“. Queste parole furono scritte nei documenti del processo, sebbene successivamente Erra avesse ritrattato. I giudici sottolinearono anche che la sua presenza come adulto aveva notevolmente rafforzato l’intento criminale dei tre minori coinvolti.

La difesa di Giovanni Erra, rappresentata dagli avvocati Giuliano Spazzali e Gianfranco Abate, sostenne che Erra non aveva avuto un ruolo di regista nell’omicidio e chiese un bilanciamento tra attenuanti e aggravanti, ma questa richiesta non fu accolta.

La giovane Desirée Piovanelli fu uccisa in una cascina situata a poche centinaia di metri dalla sua abitazione, perché aveva opposto resistenza a un tentativo di violenza sessuale. Fin dalle prime ore successive alla sua scomparsa, i carabinieri della compagnia di Verolanuova capirono che non poteva trattarsi di un allontanamento volontario. Tuttavia, la certezza che ogni speranza era vana si ebbe solo il 4 ottobre, quando Nicola crollò durante un interrogatorio e rivelò il luogo in cui si trovava il corpo della ragazza.

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