Il caso di stalking in Valtrompia ha portato all’attenzione nazionale l’uso del braccialetto elettronico, solitamente impiegato come deterrente contro la violenza sulle donne. Quali sono i vantaggi e i limiti di questo dispositivo per il controllo remoto dei soggetti sottoposti a misure cautelari?
In provincia di Brescia, attualmente, 261 persone sono monitorate tramite braccialetti elettronici: 250 controllati dai carabinieri e 11 dalla polizia. Il dispositivo, adottato anche per violenze domestiche, viene ritenuto efficace per prevenire il contatto tra aggressore e vittima. Tuttavia, vi sono opinioni contrastanti riguardo la sua reale efficacia e funzione riabilitativa.
Monica Cali, presidente del tribunale di Sorveglianza di Brescia, sottolinea come il braccialetto elettronico sia ampiamente usato in Nord Europa come misura alternativa alla detenzione. La tecnologia è avanzata, riducendo i costi e migliorando l’affidabilità del dispositivo. Il costo attuale è di circa 139 euro, rendendolo una soluzione sostenibile. Cali evidenzia però come manchi un percorso riabilitativo per i soggetti monitorati, un elemento cruciale per il vero recupero della persona e la riduzione dei reati.
I vantaggi del braccialetto elettronico includono la prevenzione dell’avvicinamento tra autore del reato e vittima, contribuendo alla sicurezza della vittima. Questo strumento è anche utile per deflazionare il carico penitenziario, offrendo una misura alternativa alla detenzione. Tuttavia, non ha portato a una significativa riduzione della popolazione carceraria.
I limiti del dispositivo, secondo Cali, risiedono nella mancanza di funzione riabilitativa. Il braccialetto elettronico, infatti, non affronta le radici culturali della violenza e della criminalità , richiedendo interventi più profondi e integrati, come percorsi di sensibilizzazione e riabilitazione affettiva nelle scuole e nella società .
In conclusione, il braccialetto elettronico è destinato a un crescente utilizzo, ma per essere veramente efficace, deve essere accompagnato da una maggiore sensibilizzazione culturale e programmi di recupero per gli autori dei reati. Solo così si potrà sperare in una diminuzione duratura dei reati e in un miglioramento della sicurezza delle vittime.
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