La crisi dei medici di base a Brescia: un sistema sanitario sottoposto a pressione

A fronte di riforme sanitarie in atto e di un carico di lavoro sempre più pesante, la situazione sembra destinata a peggiorare

medico di base

Il recente anniversario del primo caso di Covid a Brescia ha portato di nuovo sotto i riflettori la figura dei “medici eroi”, con un focus particolare sui medici di medicina generale, i veri protagonisti che hanno contribuito a prevenire il collasso del sistema sanitario territoriale durante la pandemia. Tuttavia, il loro ruolo resta cruciale anche oggi, mentre il sistema sanitario nazionale e regionale sta attraversando una fase di transizione.

Seppur riconosciuti come “eroi”, i medici di base si trovano oggi a dover affrontare una serie di sfide che vanno ben oltre la pandemia. A fronte di riforme sanitarie in atto e di un carico di lavoro sempre più pesante, la situazione sembra destinata a peggiorare. La carenza di medici di base è diventata un’emergenza, soprattutto nelle grandi regioni, dove molti cittadini faticano a trovare un medico di famiglia. In Lombardia, per esempio, si stima che manchino ben 1.525 medici di medicina generale, con la provincia di Brescia che da sola registra una carenza di 120 professionisti. Il numero di pazienti per medico è, infatti, ben oltre il limite: il massimale di 1.500 assistiti viene superato dal 74% dei medici lombardi (contro il 51% a livello nazionale).

Secondo il report della fondazione Gimbe, reso pubblico il 4 marzo 2025, la carenza di medici di medicina generale è aggravata anche da un fenomeno allarmante: tra il 2019 e il 2023, il numero di medici si è ridotto del 9,9%, mentre nel 2024 il concorso per il corso di formazione specifica ha visto una partecipazione inferiore al numero di posti disponibili, con una carenza di 227 candidati. Questo significa che il sistema sanitario si trova di fronte a un futuro incerto, con una popolazione sempre più anziana e bisognosa di assistenza medica.

In risposta a questa situazione critica, Angelo Rossi, referente provinciale della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale, ha avanzato una proposta che potrebbe migliorare la situazione: la creazione di una “forma associativa avanzata”. In sostanza, si tratterebbe di unire le forze tra medici di base per formare una rete capillare che possa garantire assistenza sanitaria continua e di qualità. Rossi sottolinea che lavorare da soli è ormai insostenibile e che è necessario creare una vera e propria rete per evitare che il sistema sanitario collassi sotto il peso della carenza di professionisti.

Un altro problema che i medici di base devono affrontare riguarda le incombenze burocratiche e telematiche. Le piattaforme digitali per gli adempimenti burocratici, spesso inaccessibili o inefficienti, rappresentano un ulteriore ostacolo alla loro attività quotidiana. Rossi racconta come, in molte occasioni, le piattaforme siano in panne, impedendo anche semplici operazioni come l’invio dei certificati di malattia. Questo non solo rallenta il lavoro, ma ha anche un impatto sul morale dei medici, compromettendo la loro passione e la loro capacità di fornire una cura di qualità.

Questa situazione non è solo una questione di numeri, ma di qualità del servizio sanitario. La carenza di medici di base e il sovraccarico di lavoro stanno mettendo a dura prova il sistema sanitario italiano. Sebbene alcune riforme siano in corso, le soluzioni proposte dai medici di base, come la creazione di reti associative, potrebbero essere la chiave per affrontare questa crisi. Solo così si potrà garantire un’assistenza medica equa e di qualità a tutti i cittadini, specialmente nelle zone più svantaggiate e rurali, dove la situazione è ancora più critica.

Non tutte le aree della Lombardia, e in particolare della provincia di Brescia, sono ugualmente servite. Mentre le grandi città e le aree urbane sono relativamente ben coperte, le valli e le zone più periferiche, come la Valsabbia, si trovano in difficoltà. Qui la carenza di medici di base è particolarmente acuta, con alcuni comuni che faticano a garantire l’accesso a cure primarie a causa della difficoltà di attrarre professionisti nella zona.

Redazione

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