Scommesse illegali nel calcio: spunta anche il nome di Nicolò Pirlo nelle carte dell’inchiesta

Secondo quanto riportato da Repubblica, in una chat datata 7 giugno 2022 tra il presunto contabile del sistema, Pietro Marinoni, e il calciatore Nicolò Fagioli, si parlerebbe esplicitamente del figlio dell'ex campione del mondo Andrea Pirlo

All’interno delle conversazioni analizzate dagli inquirenti milanesi nell’ambito dell’inchiesta sulle scommesse illegali, emergerebbero anche riferimenti diretti a Nicolò Pirlo. Secondo quanto riportato da la Repubblica, in una chat datata 7 giugno 2022 tra il presunto contabile del sistema, Pietro Marinoni, e il calciatore Nicolò Fagioli, si parlerebbe esplicitamente del figlio dell’ex campione del mondo Andrea Pirlo.

La conversazione suggerisce che anche Nicolò Pirlo avrebbe utilizzato le stesse piattaforme illegali per scommettere, gestite da Tommaso de Giacomo. In uno dei messaggi, Fagioli affermerebbe: «È uno di noi», aggiungendo poi dettagli su come Andrea Pirlo, accortosi della situazione, avrebbe bloccato i conti del figlio fino alla maggiore età.

Pur non figurando tra i dodici calciatori ufficialmente indagati dalla Procura, Nicolò Pirlo compare indirettamente nell’inchiesta. A rendere la situazione ancora più delicata, ci sarebbero alcuni debiti maturati dal giovane scommettendo su siti frequentati anche da altri giocatori noti come Nicolò Fagioli e Sandro Tonali. Secondo la ricostruzione fornita dagli inquirenti, l’intervento del padre Andrea Pirlo sarebbe stato decisivo per interrompere l’attività di scommessa del figlio, avvenuta quando Nicolò era ancora minorenne.

Nonostante le ombre sollevate da queste rivelazioni, Nicolò Pirlo ha recentemente intrapreso un percorso professionale nel mondo calcistico, entrando a far parte di un’agenzia di procuratori sportivi. La sua figura, oggi al centro dell’attenzione mediatica per via dell’inchiesta, non è stata coinvolta direttamente in procedimenti giudiziari, ma la sua citazione nei documenti contribuisce a delineare la portata del fenomeno.

L’indagine, condotta dalla Procura di Milano, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di dodici calciatori e alla richiesta di arresti domiciliari per cinque persone considerate i presunti organizzatori del sistema. Le autorità stanno ricostruendo i collegamenti tra i giocatori e la rete illegale di scommesse, che si sarebbe avvalsa di piattaforme digitali non autorizzate, con movimenti economici consistenti e tracciabili grazie alle conversazioni ottenute dai dispositivi sequestrati.

Redazione

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