Bonus bebè e maternità 2025: luci e ombre sul fronte bresciano tra ritardi e speranze

Una delle poche notizie positive arriva dal bonus bebè per i nati nel 2025

In Italia, conciliare famiglia e lavoro continua a essere una sfida soprattutto per le donne, ma non solo. Nonostante un leggero aumento del tasso di occupazione femminile nel 2024 (+0,4% rispetto al 2023, secondo Confindustria Brescia), i provvedimenti a sostegno della maternità previsti dalla Legge di Bilancio restano in gran parte disattesi. Il bonus mamme 2025 e l’estensione del terzo mese di maternità facoltativa retribuito all’80% (anziché al 30%) risultano bloccati per mancanza di decreti attuativi.

Nicola Del Bono, operatore del Patronato Acli di Brescia, conferma le criticità: «Rileviamo grosse difficoltà nel riconoscimento del diritto alla continuità lavorativa per le madri e i padri, e nella possibilità di conciliare vita familiare e carriera».

Una delle poche notizie positive arriva dal bonus bebè per i nati nel 2025. Dal 17 aprile è finalmente possibile presentare la domanda per accedere al contributo di 1.000 euro previsto dalla manovra di dicembre. Una boccata d’ossigeno per le famiglie con figli nati (o in arrivo) nel corso dell’anno, anche se si tratta di una misura limitata nei numeri e soggetta a requisiti specifici.

Secondo le stime, nella sola provincia di Brescia, dove nel 2024 si sono registrate 8.296 nascite, circa 1.500 famiglie avrebbero atteso questi mesi per poter presentare la richiesta.

A distanza di oltre quattro mesi dall’approvazione della manovra, il decreto attuativo del bonus mamme 2025 non è ancora stato adottato. Questo ritardo sta congelando gli importi previsti per le lavoratrici dipendenti con almeno due figli. A differenza del bonus 2024, quello in vigore da quest’anno è destinato solo a famiglie con un reddito ISEE inferiore ai 40.000 euro, restringendo notevolmente la platea dei beneficiari.

A Brescia, si stima che circa 4.000 mamme potrebbero accedere al contributo, ma l’assenza di un decreto rende ancora impossibile procedere con i versamenti.

Un’altra misura in attesa di piena attuazione è quella del terzo mese di maternità facoltativa retribuita all’80%, che l’INPS sta ancora erogando al 30%, in attesa di aggiornare le proprie procedure. Sebbene il beneficio sia esteso anche ai padri, il suo utilizzo è ancora scarso: «Molti padri non lo richiedono, spesso per necessità economiche, dato che la mamma non percepisce il 100% dello stipendio», spiega Del Bono.

Secondo l’esperto, sarebbe fondamentale potenziare la paternità obbligatoria e aumentare sia l’entità sia la durata della maternità facoltativa, per favorire un reale equilibrio tra i ruoli familiari e lavorativi.

Anche il bonus nido, il rimborso delle rette degli asili in base all’Isee, ha registrato ritardi: la procedura, che solitamente si apre a febbraio, nel 2025 è partita solo a fine marzo. Questo ha comportato l’anticipo di almeno tre mensilità da parte delle famiglie, un onere non indifferente soprattutto per i nuclei meno abbienti che contavano su un ristoro tempestivo.

Redazione

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