Giornata di mobilitazione nazionale quella di venerdì 3 ottobre 2025, con uno sciopero generale proclamato dalla Cgil, dall’Usb e da numerose sigle sindacali in risposta all’attacco subito dalla Global Sumud Flotilla. La protesta, che coinvolge tutti i settori pubblici e privati, si traduce in cortei, blocchi e disagi ai servizi essenziali in decine di città italiane, da Milano a Palermo, passando per Roma e Brescia.
La causa scatenante dello sciopero è il recente attacco a navi civili in acque internazionali, impegnate in una missione umanitaria verso la popolazione palestinese. Secondo i sindacati promotori, l’episodio rappresenta “un’aggressione gravissima contro cittadini civili”, oltre che “una violazione dei principi costituzionali e un attentato alla sicurezza di lavoratori e volontari”.
A Brescia il cuore della protesta si concentra tra Largo Formentone e Piazza Loggia, con presìdi e cortei che coinvolgono varie associazioni e centri sociali, tra cui il Centro Filippo Buonarroti. Le manifestazioni sono iniziate già nella serata del 2 ottobre, con l’occupazione dei binari alla stazione ferroviaria per circa 45 minuti, causando l’interruzione temporanea del traffico ferroviario.
Pesanti le ripercussioni anche sui trasporti pubblici locali. Brescia Mobilità ha comunicato modifiche al servizio autobus in città e a Desenzano, con fasce orarie garantite solo tra le 6 e le 9, dalle 11.30 alle 14.30, e poi interruzioni fino a fine giornata. Problemi anche per chi viaggia in treno, aerei o lungo le autostrade.
Lo sciopero interessa scuole, uffici pubblici, ospedali, fabbriche e comparti strategici come sanità, vigili del fuoco e trasporti. Nel settore sanitario, la protesta è estesa per tutta la giornata, dalla prima all’ultima turnazione. I vigili del fuoco incrociano le braccia per quattro ore.
La Cgil difende la legittimità dello sciopero, rispondendo alle critiche della Commissione di Garanzia, che ne ha contestato la regolarità per mancato preavviso. Il segretario Maurizio Landini ha dichiarato che, “di fronte a gravi violazioni costituzionali e al rischio per la sicurezza dei lavoratori”, la legge consente la mobilitazione anche senza il preavviso ordinario previsto.
L’Usb ha rilanciato, affermando che “bloccare il Paese è necessario per denunciare il genocidio in corso contro il popolo palestinese e per pretendere dal Governo italiano l’interruzione immediata di qualsiasi relazione militare, commerciale o diplomatica con Israele“. Al centro delle rivendicazioni anche la richiesta di destinare le risorse pubbliche ai servizi e non al riarmo.
In parallelo si è accesa anche la polemica politica. Il vicepremier Matteo Salvini ha chiesto la precettazione immediata, denunciando le conseguenze dello sciopero su pendolari e lavoratori. Tuttavia, i sindacati non arretrano e hanno annunciato ricorso contro la decisione della Commissione di Garanzia.
La protesta del 3 ottobre si inserisce in un contesto internazionale sempre più teso, dove i sindacati italiani intendono ribadire un ruolo attivo a sostegno dei diritti umani, della pace e della solidarietà globale.
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