Truffa da 40mila euro per un falso prestito: tre indagati tra Rovigo e Brescia

Un imprenditore di Ferrara avrebbe perso 40mila euro dopo aver accettato un finanziamento senza interessi da 200mila euro. Al posto del denaro autentico avrebbe ricevuto 1.152 banconote fac-simile. Le indagini della Guardia di Finanza di Occhiobello hanno portato a perquisizioni, sequestri e alla scoperta di documenti falsi

Guardia di finanza

Falso finanziamento da 200mila euro, imprenditore vittima di una truffa

Un prestito da 200mila euro senza interessi, proposto per finanziare l’ampliamento di un’attività nel settore della ristorazione, si sarebbe trasformato in una truffa da 40mila euro. La vicenda coinvolge un imprenditore settantenne residente a Ferrara, intenzionato ad acquistare un immobile vicino al proprio ristorante di Fiesso Umbertiano, in provincia di Rovigo, per realizzare una struttura alberghiera.

L’inchiesta, condotta dai militari della Guardia di Finanza di Occhiobello, ha portato all’iscrizione di tre persone nel registro degli indagati, sospettate di aver organizzato il raggiro attraverso la promessa di un finanziamento particolarmente vantaggioso.

Al centro degli accertamenti figura una società ungherese con una sede locale a Brescia, alla quale sarebbero stati collegati due presunti intermediari finanziari.

Secondo la ricostruzione investigativa, la vittima avrebbe consegnato 40mila euro in contanti ricevendo in cambio un consistente quantitativo di banconote apparentemente da 200 euro, successivamente risultate prive di valore.

Le indagini hanno inoltre consentito di individuare documenti di identità falsi e un’automobile oggetto di una distinta vicenda di appropriazione indebita.

La proposta di prestito senza interessi per ampliare il ristorante

L’imprenditore ferrarese stava valutando un investimento per sviluppare la propria attività commerciale nel comune di Fiesso Umbertiano.

Il progetto prevedeva l’acquisto di un edificio adiacente al ristorante, da trasformare in una struttura destinata all’accoglienza alberghiera.

Per sostenere economicamente l’operazione, il settantenne era alla ricerca di un finanziamento che prevedesse condizioni favorevoli.

Un conoscente di 43 anni, residente a Castelguglielmo, gli avrebbe proposto di rivolgersi a due intermediari collegati a una società ungherese operante anche attraverso una sede a Brescia.

La proposta consisteva nell’erogazione di 200mila euro in contanti, in un’unica soluzione e senza applicazione di interessi.

Il rimborso sarebbe avvenuto attraverso rate mensili da 8mila euro.

Una formula che, almeno sulla carta, avrebbe consentito all’imprenditore di disporre immediatamente della liquidità necessaria per il proprio investimento.

Tuttavia, il presunto finanziamento prevedeva una condizione preliminare: la consegna di 40mila euro in banconote di piccolo taglio al momento dello scambio.

Proprio questa richiesta avrebbe costituito il passaggio centrale del raggiro.

Oltre mille banconote da 200 euro, ma erano tutte fac-simile

Secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza, l’imprenditore avrebbe accettato le condizioni proposte e si sarebbe presentato all’incontro con la somma richiesta.

Durante lo scambio, i presunti intermediari avrebbero ricevuto i 40mila euro autentici, consegnando in cambio un elevato numero di banconote apparentemente di grosso taglio.

Il denaro ricevuto dalla vittima era composto da 1.152 banconote con valore nominale di 200 euro ciascuna, per un totale apparente di 230.400 euro.

La somma risultava quindi persino superiore ai 200mila euro inizialmente promessi.

La verifica successiva avrebbe però rivelato che tutte le banconote erano false e riportavano la dicitura «fac-simile».

Gli investigatori hanno inoltre accertato l’utilizzo di un contabanconote portatile appositamente manomesso, che sarebbe stato impiegato durante l’operazione per rendere più credibile la consegna del denaro.

Una volta ottenuti i 40mila euro, i due presunti broker si sarebbero allontanati, interrompendo i contatti con l’imprenditore.

La vittima si sarebbe così ritrovata senza la somma consegnata e con banconote prive di valore.

Indagini della Guardia di Finanza, tre persone sotto inchiesta

Dopo aver scoperto il presunto raggiro, l’imprenditore ha presentato una querela, consentendo ai finanzieri di avviare gli accertamenti.

Le indagini della Guardia di Finanza di Occhiobello si sono concentrate sui due presunti broker e sull’uomo che avrebbe messo in contatto la vittima con gli intermediari.

I primi due sono uomini di 59 e 32 anni residenti a Rovigo, mentre il terzo indagato è il quarantatreenne di Castelguglielmo che avrebbe inizialmente presentato l’opportunità di finanziamento.

L’attività investigativa ha portato all’esecuzione di perquisizioni nei confronti dei soggetti coinvolti.

Nel corso delle operazioni, i militari hanno proceduto anche al sequestro di 40mila euro, somma corrispondente all’importo che l’imprenditore aveva consegnato nell’ambito del presunto finanziamento.

Gli accertamenti sono stati finalizzati a ricostruire i rapporti tra gli indagati, le modalità dell’operazione e il ruolo attribuito a ciascuna persona.

Per i tre indagati resta ferma la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

Documenti di identità falsi, arrestata una donna di 33 anni

Le perquisizioni hanno portato alla scoperta di ulteriori elementi di interesse investigativo.

Durante i controlli, infatti, i finanzieri hanno rinvenuto tre documenti di identità falsi, tutti validi per l’espatrio.

Il ritrovamento ha determinato un intervento nei confronti di una donna di 33 anni, moglie di uno dei due presunti intermediari coinvolti nell’inchiesta.

La donna è stata arrestata per il reato di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi.

La sua posizione è stata esaminata attraverso un procedimento per direttissima, concluso con una condanna a un anno di reclusione.

Si tratta di un episodio emerso nel corso delle verifiche avviate per la presunta truffa finanziaria, ma relativo a una specifica contestazione riguardante i documenti di identificazione.

Il ritrovamento ha ampliato il quadro degli accertamenti condotti dai militari, facendo emergere ulteriori circostanze rispetto alla vicenda inizialmente denunciata dall’imprenditore.

Tesla con targa svizzera sequestrata e restituita alla società proprietaria

Un altro sviluppo dell’indagine ha riguardato un’automobile individuata nelle vicinanze di un’abitazione a Castelguglielmo.

I finanzieri hanno trovato una Tesla con targa svizzera, utilizzata da una donna di 43 anni di origine ungherese, compagna del conoscente italiano che avrebbe presentato i presunti broker alla vittima.

Dalle verifiche effettuate sul veicolo è emerso che l’automobile risultava oggetto di una vicenda di appropriazione indebita ai danni di una società di vendita e noleggio di autovetture con sede a Occhiobello.

Secondo quanto accertato, la vettura era stata acquisita attraverso un contratto di locazione finanziaria.

Il rapporto contrattuale era stato risolto nel maggio 2026 a causa di un inadempimento, ma l’automobile non sarebbe stata riconsegnata alla società proprietaria.

Alla luce degli elementi raccolti, i militari hanno disposto il sequestro del mezzo.

La Tesla è stata successivamente restituita all’azienda che ne risultava proprietaria, chiudendo così la specifica attività di recupero del veicolo.

Prestiti troppo vantaggiosi, il caso emerso tra Ferrara, Rovigo e Brescia

La vicenda ricostruita dalla Guardia di Finanza coinvolge più territori, dalla provincia di Ferrara a quella di Rovigo, fino a Brescia, dove avrebbe avuto una sede locale la società ungherese indicata come riferimento dei presunti intermediari.

Al centro dell’inchiesta rimane la promessa di un finanziamento senza interessi da 200mila euro, subordinato alla consegna anticipata di 40mila euro in contanti.

Secondo gli investigatori, la proposta avrebbe permesso ai soggetti coinvolti di ottenere denaro autentico attraverso uno scambio nel quale sarebbero state utilizzate banconote fac-simile e un apparecchio contabanconote alterato.

Il caso evidenzia i rischi connessi alle offerte di credito che prevedono condizioni particolarmente favorevoli e richiedono il versamento anticipato di somme consistenti.

Le verifiche sull’identità degli intermediari, sull’effettiva autorizzazione a svolgere attività finanziarie e sulle condizioni contrattuali rappresentano elementi fondamentali nella valutazione di proposte di questo tipo.

L’inchiesta della Guardia di Finanza di Occhiobello ha portato a tre persone indagate per la presunta truffa, al sequestro di 40mila euro e all’individuazione di ulteriori irregolarità, tra documenti falsi e un’automobile non restituita alla società proprietaria.

Redazione

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