Enologo arrestato al confine con quattro bengalesi senza permesso di soggiorno

Enologo di Sirmione arrestato al valico di Rabuiese con quattro bengalesi senza permesso. Veronese sostiene di aver agito in buona fede ed è stato scarcerato.

Un incarico di trasporto apparentemente regolare si è trasformato in un arresto al confine tra Slovenia e Italia. Protagonista della vicenda è Carlo Veronese, sessantenne residente a Sirmione, professionista conosciuto nel settore vitivinicolo e già alla guida di importanti consorzi. L’uomo è stato fermato dalla polizia di frontiera al valico di Rabuiese, mentre accompagnava in automobile quattro cittadini bengalesi risultati privi di permesso di soggiorno.

L’episodio è avvenuto durante i controlli effettuati nell’area di confine. Gli agenti, dopo aver verificato la situazione delle persone presenti a bordo del veicolo, hanno contestato a Veronese l’ipotesi di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per il sessantenne è quindi scattato l’arresto in flagranza, seguito dal trasferimento in carcere.

La vicenda ha attirato l’attenzione anche per il profilo professionale dell’uomo, che nel mondo del vino ha ricoperto incarichi di rilievo. Perito agrario ed enologo, Veronese aveva diretto in passato il Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese, fino al 2024, dopo aver ricoperto in precedenza il ruolo di direttore del Consorzio Lugana Doc. Attualmente collaborerebbe con il Consorzio Vini dei Colli Euganei e con Valoritalia, svolgendo attività di ispezione nei vigneti.

Davanti al pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia Federico Frezza, l’indagato ha fornito la propria versione dei fatti, assistito dall’avvocato Silvano Poli. Veronese ha dichiarato di non essere stato consapevole di partecipare a un trasporto irregolare e di aver agito in assoluta buona fede, convinto di svolgere un incarico lavorativo affidatogli da una società operante nel settore dei trasferimenti aeroportuali.

Secondo quanto riferito durante l’interrogatorio, il sessantenne avrebbe risposto a un annuncio di lavoro pubblicato da una presunta società con sede a Girona, in Spagna. Dopo aver preso contatti con l’azienda, sarebbe stato assunto e avrebbe ricevuto quella che riteneva essere documentazione regolare per svolgere il servizio di trasporto.

Veronese, titolare di partita Iva, avrebbe quindi iniziato a effettuare alcuni spostamenti per conto della società. Il primo incarico, secondo la ricostruzione fornita, prevedeva un trasferimento dalla Bosnia alla Croazia. Per il servizio gli sarebbe stato riconosciuto un compenso di un euro per ogni chilometro percorso, oltre al rimborso delle spese sostenute.

Successivamente sarebbe arrivata una seconda richiesta di trasporto, questa volta con partenza da Zagabria e destinazione Trieste. È durante questo secondo viaggio che l’uomo si è presentato al valico di Rabuiese con i quattro passeggeri bengalesi, la cui posizione amministrativa è stata verificata dagli agenti di frontiera.

Il controllo ha fatto emergere l’assenza dei permessi di soggiorno necessari, portando all’intervento delle forze dell’ordine e all’arresto del conducente. La presenza dei quattro cittadini stranieri nell’automobile ha quindi dato origine all’ipotesi investigativa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

La difesa dell’uomo si fonda sulla convinzione di aver accettato un incarico professionale regolare e di non essere stato informato della reale situazione dei passeggeri. Nel corso dell’interrogatorio, Veronese avrebbe ricostruito i contatti con la società, le modalità di assunzione e i compensi previsti per i trasferimenti, sostenendo di aver svolto il lavoro senza conoscere eventuali irregolarità.

Dopo l’arresto e il successivo interrogatorio, Veronese è stato scarcerato in attesa della convalida. La sua posizione resta comunque al centro degli accertamenti giudiziari, che dovranno chiarire le circostanze del trasporto e verificare la versione fornita dall’indagato.

Oltre alle conseguenze giudiziarie, la vicenda ha comportato anche la perdita dell’automobile utilizzata per il trasferimento: il veicolo è stato infatti confiscato. L’uomo rischia ora di essere sottoposto a un processo per l’ipotesi di reato contestata.

Restano da approfondire diversi aspetti, a partire dall’effettiva identità e dall’attività della società che avrebbe commissionato i viaggi, fino alle modalità con cui è stato organizzato il trasferimento dei quattro cittadini bengalesi. Saranno gli accertamenti delle autorità a stabilire eventuali responsabilità e a verificare se Veronese fosse effettivamente all’oscuro della condizione dei passeggeri, come ha sostenuto durante l’interrogatorio.

Redazione

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