Non ha potuto godere a lungo della libertà Antonello Orrù, 61 anni, originario della Sardegna ma residente nel Bresciano, con 26 anni di condanne alle spalle per reati legati ad armi e droga. L’uomo, appena terminata una lunga pena detentiva, è tornato in carcere dopo un nuovo grave episodio che ha destato sconcerto nella comunità locale.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i Carabinieri di Brescia e Nuvolento hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del pluripregiudicato, accusato di aver sparato a un vitello nella stalla di un vicino di casa a Serle, lo scorso marzo. L’animale era stato ucciso con un colpo alla testa durante una vera e propria irruzione.
Le indagini hanno permesso di collegare il veicolo usato per il raid a Orrù, che già in passato era stato coinvolto in numerosi episodi di cronaca. Nel corso di una perquisizione nella sua abitazione, i militari hanno rinvenuto 30 munizioni calibro 9×21 mm, tre detonatori a fuoco, miccia a lenta combustione e persino gli abiti e l’auto utilizzati durante l’aggressione. Le analisi del RIS di Parma hanno confermato la presenza di particelle compatibili con l’esplosione di colpi d’arma da fuoco.
Gli investigatori ritengono che il gesto sia collegato a liti con il vicinato per l’uso di terreni destinati al pascolo. Gli scontri tra Orrù e i residenti della zona sarebbero infatti andati avanti da tempo, fino a culminare nell’episodio violento che ha portato al suo arresto.
Il giudice per le indagini preliminari (GIP), valutando la gravità dei fatti e i precedenti penali dell’indagato, ha disposto la custodia cautelare in carcere. Nel provvedimento si legge che le esigenze cautelari possono essere garantite “solo con la misura più severa, vista la pericolosità dell’uomo e la difficoltà di controllare un eventuale arresto domiciliare in una zona montana, vicina alle vittime”.
Antonello Orrù, appartenente a una famiglia nota alle cronache bresciane tra gli anni ’90 e i primi 2000, è stato trasferito nel carcere cittadino, dove rimarrà a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa delle prossime decisioni.
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