Night club Tabù, sesso a 200 euro: a processo i gestori per favoreggiamento della prostituzione

Il locale di Vescovato è chiuso dal 2022, ma l’inchiesta prosegue. In aula le testimonianze di clienti e ballerine sulle presunte prestazioni sessuali nei privé.

Il night club Tabù di Vescovato, nel Cremonese, è chiuso da oltre tre anni, ma la vicenda giudiziaria che lo riguarda è tutt’altro che conclusa. Davanti al tribunale sono finiti l’ex proprietario, l’ex direttore e l’ex addetto alla cassa, accusati di favoreggiamento della prostituzione. Al centro del processo, le presunte attività sessuali a pagamento che si sarebbero svolte all’interno del locale, frequentato anche da numerosi clienti bresciani.

L’inchiesta, condotta dai Carabinieri e coordinata dalla Procura di Cremona, è nata dalla denuncia di una dipendente e ha portato alla chiusura del locale nel novembre 2022. In questi giorni, il procedimento è entrato nel vivo con l’ascolto di ex clienti e ballerine, chiamati a ricostruire quanto accadeva dietro le porte dei privé.

“200 euro per un rapporto completo”

Uno dei passaggi più delicati dell’udienza riguarda le dichiarazioni di alcuni clienti. Un testimone ha riferito di conoscere una sorta di tariffa ufficiosa: 200 euro per un rapporto sessuale completo. Un altro ex avventore ha ammesso di aver avuto rapporti di masturbazione e sesso orale, precisando però che altri incontri sarebbero avvenuti al di fuori del locale. Le testimonianze, seppur non sempre sovrapponibili, delineano un contesto che secondo l’accusa andrebbe ben oltre la semplice attività di intrattenimento.

Versioni contrastanti delle ballerine

In aula sono state ascoltate anche alcune ex ballerine, ma le loro dichiarazioni non coincidono. Una di loro ha ritrattato quanto dichiarato in precedenza ai carabinieri, sostenendo che all’interno del Tabù fosse formalmente vietato concedersi ai clienti. Tuttavia, ha aggiunto che le ballerine erano di fatto libere di scegliere, lasciando intendere una tolleranza implicita da parte della gestione.

Secondo gli inquirenti, durante le indagini sarebbero state individuate circa trenta microcamere installate nei locali, in particolare nelle stanze privé 7 e 10 e nel bagno delle dipendenti. In uno dei privé era presente anche un letto matrimoniale, e le telecamere avrebbero ripreso almeno un rapporto sessuale completo, elemento ritenuto rilevante dall’accusa.

La linea difensiva e il prossimo passo

Gli imputati, difesi dagli avvocati Filippo Colombani e Danilo Pinchierri, respingono le accuse. Secondo la difesa, eventuali rapporti sessuali sarebbero avvenuti a loro insaputa, su iniziativa esclusiva delle ballerine, senza alcun coinvolgimento o organizzazione da parte della gestione del locale. Una tesi che si scontra con la ricostruzione della pubblica accusa, convinta che il contesto e le modalità integrino il reato di favoreggiamento.

Il processo proseguirà con una nuova udienza fissata per il 5 maggio, data in cui il tribunale continuerà ad approfondire una vicenda che riaccende i riflettori sul confine tra intrattenimento notturno e prostituzione, e sulle responsabilità dei gestori dei locali.

Redazione

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