Brescia si distingue nel panorama accademico nazionale per un dato che sorprende: mentre in molte città calano le iscrizioni a Giurisprudenza, qui le matricole aumentano. Nel dipartimento dell’Università degli Studi di Brescia si è passati dalle 227 immatricolazioni del 2022 alle 333 previste per il 2025-26, dopo una crescita costante negli anni intermedi. Un andamento in netta controtendenza rispetto al quadro italiano, dove negli ultimi dieci anni gli iscritti a Legge sono scesi da 154mila a 104mila.
A incidere, a livello nazionale, è soprattutto la lunghezza del percorso richiesto per accedere alle professioni legali: tra laurea magistrale a ciclo unico, praticantato ed esami di Stato, l’ingresso nel mondo del lavoro può richiedere tempi prolungati. Solo una minoranza riesce a completare l’iter entro due anni dal conseguimento del titolo. Un tempo considerata la strada privilegiata per la classe dirigente, oggi la laurea in Giurisprudenza rappresenta circa il 6% dei titoli rilasciati in Italia, contro il 20% del passato. A Brescia, però, il contesto economico locale continua a rendere attrattivi non solo il ciclo unico, ma anche corsi come Consulente del lavoro e giurista d’impresa, il percorso interdipartimentale in Giurisprudenza ed Economia e Management e diverse lauree magistrali orientate alla pubblica amministrazione, all’innovazione e alla cooperazione internazionale.
Se Giurisprudenza sorprende, è Psicologia a registrare l’exploit più evidente. La sede bresciana dell’Università Cattolica ha progressivamente ampliato i posti disponibili per la triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche: dai 90 iniziali si è saliti a 110, poi 150, fino ai 170 programmati per il triennio 2026-27. Anche la magistrale ha visto un incremento, passando da 60 a 85 posti, limite massimo consentito dalle strutture disponibili tra aule, laboratori e tirocini. I test di ammissione si articolano in due sessioni, a febbraio e a luglio, e già nella prima finestra le richieste hanno superato i posti riservati agli studenti dell’ultimo anno delle superiori con una media elevata.
Il fenomeno riflette una tendenza nazionale: le matricole in Psicologia superano le 10mila unità, con una netta prevalenza femminile (77%), percentuale che trova conferma anche a Brescia. In generale, le donne rappresentano il 56% degli iscritti universitari in Italia, il 57% delle nuove matricole e il 60% dei laureati. Nei corsi di area giuridica bresciani il divario è ancora più marcato, mentre restano maschili soprattutto gli indirizzi di Ingegneria. Elevata anche la presenza femminile a Medicina e nelle discipline umanistiche.
L’incremento delle iscrizioni, accelerato dopo la pandemia, si inserisce in una crescita che negli ultimi dieci anni ha portato a più che raddoppiare il numero degli studenti in alcuni corsi. Non tutti scelgono il percorso completo 3+2 necessario per esercitare la professione di psicologo, ma l’interesse resta alto anche negli atenei telematici, dove Psicologia attrae oltre il 18% delle matricole.
A spingere questa scelta contribuisce l’evoluzione della figura dello psicologo, oggi presente in ambiti sempre più diversificati: dallo sport alle aziende, dalle strutture socio-sanitarie alle scuole. Proprio sul fronte scolastico, il Ministero ha finanziato il progetto “AscoltaMi”, destinando 10 milioni di euro per il 2026 e prevedendo un aumento a 18,5 milioni nel 2027, per garantire cicli di colloqui agli studenti delle scuole medie e dei primi anni delle superiori.
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