Un gesto vandalico ha colpito nella notte tra venerdì e sabato il nuovo monumento alla Resistenza di Vobarno. L’opera, inaugurata lo scorso 28 settembre 2025, è stata danneggiata con numerosi graffi che hanno interessato l’intera superficie in acciaio corten, su cui era stata incisa l’immagine stilizzata della brigata «Fiamme Verdi» sulla Corna Blacca.
L’installazione si trova all’interno del Parco Alfredo Poli, area intitolata al partigiano vobarnese assassinato il 5 marzo 1945 a Cesane di Provaglio Valsabbia, in un eccidio che costò la vita a dieci combattenti e che ogni anno viene ricordato con una commemorazione ufficiale. Il danneggiamento dell’opera ha quindi colpito un luogo simbolo della memoria storica locale, generando sconcerto nella comunità.
A scoprire quanto accaduto è stato il presidente dell’Anpi di Vobarno, Adriano Gobbi. Il giorno precedente era passato dal parco senza riscontrare anomalie; sabato mattina, tornando sul posto, ha trovato la lamiera completamente segnata da graffi e sfregi. L’episodio è stato immediatamente segnalato al direttivo dell’Anpi, al sindaco Paolo Pavoni e ai carabinieri.
L’immagine incisa sull’acciaio non rappresenta un simbolo generico, ma la riproduzione di una fotografia scattata durante la guerra di Liberazione da Angio Zane, partigiano giovanissimo con il nome di battaglia «Diego», militante nella Brigata Perlasca. Zane, divenuto in seguito regista e autore anche del film «Ribelli Brigata Perlasca», aveva immortalato in quello scatto un frammento autentico della Resistenza. Quella fotografia, trasformata in installazione pubblica, costituiva un ponte diretto tra memoria storica e spazio urbano.
L’originale dell’immagine è oggi custodito a Brescia presso l’Archivio Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. La scelta di riprodurla sul monumento rispondeva alla volontà di radicare l’opera in una testimonianza reale, legata al territorio e alla sua storia.
Il nuovo monumento era stato pensato per sostituire quello al Partigiano realizzato nel 2011, ormai deteriorato dal tempo. Ma il progetto aveva un respiro più ampio: non solo commemorare i combattenti, bensì rendere omaggio a tutte le donne e gli uomini che contribuirono alla Resistenza, trasformando lo spazio in un luogo di incontro e riflessione.
L’idea porta la firma dello storico locale Dario Bellini, che aveva concepito l’installazione come una piastra su cui sedersi, leggere e meditare. Attorno all’immagine delle «Fiamme Verdi» corre una linea del tempo che collega momenti chiave della storia nazionale e locale: dall’Unità d’Italia del 1861 alla Resistenza, dal suffragio universale del 1946 fino alla strage del 28 maggio 1974, creando un percorso simbolico che intreccia memoria e identità collettiva. La realizzazione è stata curata dall’architetto Giovanni Cigognetti.
Secondo Adriano Gobbi, non si tratterebbe di una semplice bravata. L’assenza di simboli o rivendicazioni non attenuerebbe la gravità del gesto, che colpisce un bene pubblico dedicato alla memoria condivisa. «I valori della Resistenza non possono essere messi in discussione da un atto vandalico», ha sottolineato.
Essendo l’area di proprietà comunale, spetterà ora all’amministrazione valutare i prossimi passi, compresa l’eventuale denuncia formale e gli interventi di ripristino. Nel frattempo restano visibili i segni dei graffi, ma anche il significato profondo dell’opera: un invito a ricordare, comprendere e partecipare alla storia della comunità.
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