Il carciofo di Malegno, antica varietà coltivata in Valcamonica, entra ufficialmente nell’Anagrafe nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare. Il riconoscimento rappresenta un passo importante per la tutela di una coltura tradizionale che rischiava di scomparire e che oggi viene invece valorizzata come patrimonio agricolo e culturale del territorio.
L’iscrizione nel registro nazionale certifica l’unicità di questa varietà locale e rafforza il legame tra il prodotto e il contesto montano in cui viene coltivato. Il carciofo camuno è infatti l’unica varietà italiana di Cynara cardunculus coltivata in alta quota, una caratteristica che lo rende particolarmente prezioso dal punto di vista agricolo e botanico.
Negli ultimi decenni molte varietà tradizionali sono scomparse o sopravvivono soltanto grazie alla conservazione nelle banche del seme. In questo scenario, la registrazione del carciofo di Malegno rappresenta una notizia significativa per la salvaguardia della biodiversità agricola, spesso minacciata dalla diffusione di colture standardizzate su larga scala.
Il percorso che ha portato all’iscrizione è stato il risultato di un lavoro congiunto tra istituzioni, ricercatori e comunità locale. Un ruolo importante è stato svolto dagli studenti dell’Università della Montagna (Unimont) di Edolo, che hanno contribuito allo studio della cultivar e alla raccolta delle informazioni storiche e agronomiche necessarie per la candidatura.
Secondo l’amministrazione comunale di Malegno, il riconoscimento attesta il valore della varietà tradizionale e apre nuove prospettive per la sua tutela e valorizzazione, con possibili ricadute positive anche per il territorio. La registrazione nell’Anagrafe nazionale non ha infatti soltanto un valore simbolico, ma rappresenta anche uno strumento per promuovere iniziative di sviluppo legate alle produzioni locali.
Il carciofo camuno è tra le prime varietà tradizionali lombarde ad essere inserite nel registro nazionale. Il risultato è stato raggiunto al termine di un percorso tecnico e scientifico avviato dalla Direzione generale Agricoltura della Regione Lombardia, in collaborazione con l’Università della Montagna e altri istituti di ricerca.
La domanda di iscrizione era stata presentata il 19 ottobre 2024, dando avvio a un iter di valutazione che ha analizzato le caratteristiche genetiche, agronomiche e storiche della coltura. L’esito positivo ha confermato l’unicità del prodotto e il suo stretto legame con le terre alte della Valcamonica.
La coltivazione del carciofo di Malegno segue ancora metodi tradizionali tramandati dagli agricoltori locali. Le piante richiedono terreni ben concimati e ampi spazi tra una pianta e l’altra, condizioni necessarie per permettere lo sviluppo delle foglie e dei polloni senza ostacoli. Attualmente sono tre le aziende agricole locali che coltivano stabilmente questa varietà, ma molti appassionati continuano a coltivarla anche a livello domestico.
Il percorso di ricerca e valorizzazione ha portato anche allo sviluppo di nuovi prodotti. Alcune parti della pianta che normalmente vengono scartate, come le foglie, sono state utilizzate per creare un liquore denominato “Articiok”, nato proprio dalle attività di sperimentazione legate alla coltura.
Secondo il Comune, questo progetto dimostra come la ricerca applicata possa trasformarsi in opportunità economiche per i territori montani, favorendo la nascita di nuove filiere agroalimentari e contribuendo alla valorizzazione delle produzioni locali.
L’inserimento del carciofo di Malegno nell’Anagrafe nazionale della biodiversità rappresenta quindi non solo un riconoscimento scientifico, ma anche una base per future iniziative di tutela, promozione e sviluppo sostenibile legate alla tradizione agricola della Valcamonica.
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