Una donna bresciana già condannata è accusata di aver nuovamente raggirato lo stesso imprenditore

Dopo una condanna a oltre quattro anni, la donna avrebbe ripreso a ottenere denaro da un imprenditore con fragilità relazionale

Una vicenda giudiziaria già definita con una pesante condanna torna al centro dell’attenzione nel Bresciano, dove una donna di 43 anni è accusata di aver nuovamente raggirato lo stesso imprenditore già vittima in passato. Nonostante una sentenza del 2024 che l’aveva condannata a 4 anni e 2 mesi di reclusione, la situazione si sarebbe ripetuta con modalità analoghe.

La storia coinvolge un uomo d’affari di 62 anni, economicamente solido ma caratterizzato da un deficit nelle relazioni sociali, elemento che lo renderebbe particolarmente vulnerabile. I due si erano conosciuti oltre dieci anni fa in un locale e, secondo quanto emerso, non avrebbero mai instaurato una relazione sentimentale, ma un rapporto basato su continue richieste di denaro da parte della donna.

Nel corso di circa otto anni, l’imprenditore avrebbe consegnato complessivamente fino a 400mila euro, circostanza che aveva portato alla prima condanna e all’obbligo di risarcimento immediato di almeno 50mila euro. Successivamente, l’introduzione di un amministratore di sostegno aveva temporaneamente interrotto i contatti tra i due.

Tuttavia, con il ritorno della gestione diretta dei propri conti da parte della vittima, la donna si sarebbe rifatta viva, riprendendo a chiedere denaro con la stessa modalità già contestata in precedenza. A partire dal marzo 2025, secondo le accuse, sarebbero stati versati oltre 29mila euro, a cui si aggiungono ricariche su carte di credito per ulteriori somme, tra cui 596 euro e 7.625 euro.

I movimenti sospetti sono stati notati dal fratello dell’uomo, circostanza che ha portato al ripristino dell’amministrazione di sostegno e all’avvio di una nuova denuncia per circonvenzione di incapace. Il procedimento giudiziario è attualmente in corso, mentre il processo d’appello relativo alla prima condanna non è ancora stato calendarizzato.

Nel frattempo, l’autorità giudiziaria ha disposto misure cautelari nei confronti della donna, tra cui il divieto di avvicinamento alla persona offesa e ai luoghi da lui frequentati, oltre all’obbligo di firma quotidiano presso una caserma. Si tratta di provvedimenti adottati per evitare ulteriori contatti e possibili reiterazioni del comportamento contestato.

Sul piano processuale, è stato richiesto il rinvio a giudizio per i nuovi fatti, ma l’udienza fissata nel mese di aprile non si è svolta per l’assenza dell’imputata. La difesa ha depositato una consulenza tecnica di natura psicologica, chiedendo ulteriori approfondimenti.

Un elemento centrale dell’intera vicenda è rappresentato dalla valutazione tecnica già presente nel fascicolo precedente. Secondo il consulente della Procura, l’uomo presenterebbe un “deficit neuropsicologico dell’intelligenza sociale”, che lo renderebbe incapace di opporsi alle richieste della donna in quel contesto relazionale. Una condizione che, secondo gli atti, avrebbe contribuito a rendere possibile la reiterazione dei fatti.

La vicenda evidenzia la complessità dei casi di circonvenzione di incapace, soprattutto quando coinvolgono dinamiche relazionali consolidate nel tempo e soggetti vulnerabili. Il procedimento in corso dovrà ora chiarire le responsabilità relative ai nuovi episodi contestati.

Redazione

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