Brescia, un cittadino su venti soffocato dai debiti: cresce il ricorso alla “legge salva suicidi”

Dal dossier 2016–2026 emerge un quadro allarmante: fisco e previdenza pesano per il 60% delle posizioni debitorie

In provincia di Brescia, secondo i dati contenuti nel dossier 2016–2026 di Legge3.it, un cittadino maggiorenne su venti si trova in una condizione di sovraindebitamento tale da non poter più far fronte ai propri debiti. Una situazione che coinvolge operai, pensionati, coniugi separati e soprattutto ex imprenditori finiti in crisi dopo la chiusura delle proprie attività.

Il fenomeno riguarda persone con debiti medi compresi tra i 220.000 e i 250.000 euro, spesso maturati nel tempo e divenuti insostenibili. In molti casi si tratta di esposizioni legate a cartelle fiscali, contributi previdenziali e obblighi verso banche e fornitori.

Secondo l’analisi, fisco e previdenza rappresentano circa il 60% del totale degli oneri debitori, un dato che evidenzia il peso delle posizioni verso l’Erario e gli enti previdenziali nelle crisi finanziarie personali.

Al centro del sistema di “uscita” da queste situazioni si trova la cosiddetta legge 3/2012, oggi confluita nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Si tratta di una normativa che consente ai soggetti non fallibili, come consumatori, professionisti e piccoli imprenditori, di ristrutturare o cancellare i debiti attraverso procedure giudiziarie dedicate.

Il principio alla base della normativa è il diritto a una vita dignitosa del debitore, che viene bilanciato con le pretese dei creditori attraverso piani di rientro sostenibili o, nei casi estremi, con la liquidazione del patrimonio e la cancellazione delle posizioni residue.

Nel 2025 il Tribunale di Brescia ha emesso circa 400 provvedimenti legati alle procedure di sovraindebitamento, in aumento rispetto ai 315 dell’anno precedente. Un dato che conferma la crescita delle richieste di accesso agli strumenti previsti dalla normativa.

Il dossier evidenzia anche come la Lombardia sia la regione con il maggior numero di pratiche a livello nazionale, con Brescia tra i territori più attivi. Il capoluogo e la provincia rappresentano circa il 16% del totale regionale, posizionandosi accanto a Milano per volume di procedure gestite.

Il debito complessivo medio nel territorio bresciano si colloca tra i più elevati, con punte che possono arrivare fino a 440.000 euro nei casi più gravi, spesso legati a ex attività imprenditoriali, mutui e debiti fiscali accumulati nel tempo.

Il profilo tipico del soggetto sovraindebitato è quello di un uomo tra i 45 e i 55 anni, spesso separato o divorziato, con figli a carico o obblighi di mantenimento. Una quota significativa proviene dal mondo delle piccole imprese e dell’artigianato, settori particolarmente esposti alle crisi economiche.

Tra le principali cause del sovraindebitamento emerge la chiusura di attività imprenditoriali, che rappresenta circa il 60% dei casi. Seguono le separazioni e i divorzi, responsabili di un ulteriore 20–25%, e l’uso eccessivo del credito al consumo, pari a circa il 15%.

In molti casi, la combinazione di redditi ridotti e pignoramenti rende impossibile il recupero della stabilità economica, spingendo le famiglie verso una spirale di indebitamento sempre più difficile da gestire.

A livello nazionale si stima che oltre 7 milioni di persone si trovino in condizioni di sovraindebitamento, ma solo una minima parte accede alle procedure previste dalla legge. Nonostante ciò, i risultati ottenuti dalle pratiche già concluse mostrano che una soluzione è possibile, con centinaia di persone che hanno ottenuto la cancellazione o la ristrutturazione dei propri debiti.

Il sistema delle procedure di composizione della crisi si conferma quindi uno strumento centrale per affrontare situazioni economiche estreme, con l’obiettivo di garantire un equilibrio tra tutela dei creditori e salvaguardia della dignità dei debitori.

Redazione

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