Aumento dei casi di dipendenza sessuale a Brescia: cresce l’allarme CSBD

Dai dark room al chemsex, l’ospedale Civile affronta un boom di pazienti con disturbo da comportamento sessuale compulsivo

Spedali Civile di Brescia Ospedale

A Brescia si registra un preoccupante incremento di persone affette da disturbo da comportamento sessuale compulsivo (CSBD), una condizione patologica riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della sanità che viene sempre più spesso trattata dai Servizi per le Dipendenze patologiche (SerD) degli Spedali Civili. Il fenomeno coinvolge principalmente uomini tra i 20 e i 50 anni, molti dei quali fanno uso abituale di sostanze stupefacenti.

Il disturbo si manifesta attraverso comportamenti sessuali ripetitivi e fuori controllo, come incontri promiscui, consumo compulsivo di pornografia, masturbazione eccessiva, frequentazione di dark room e pratiche sessuali sotto effetto di droghe, fenomeno noto come chemsex. Queste abitudini, seppur apparentemente sotto il controllo del soggetto, diventano nel tempo vere e proprie compulsioni, compromettendo relazioni, lavoro e salute mentale.

Il CSBD è ufficialmente incluso nell’ICD-11, la classificazione internazionale delle malattie dell’OMS. A differenza di una sessualità intensa ma consapevole, il disturbo implica una perdita di controllo costante, con ripetute ricadute anche a fronte di conseguenze negative evidenti. I pazienti raccontano spesso di una vita segnata da ansia, sensi di colpa e isolamento sociale, dove il comportamento sessuale è vissuto come una fuga momentanea, seguita però da un crescente disagio.

Negli ultimi anni il SerD bresciano ha attivato percorsi terapeutici multidisciplinari, che includono psicoterapia, supporto medico e, nei casi più gravi, anche trattamenti farmacologici. Il fine è aiutare i pazienti a riprendere il controllo sulle proprie azioni, affrontando non solo il sintomo ma anche le cause profonde del disturbo, come depressione, traumi passati o dipendenze associate.

Tuttavia, l’accesso alle cure resta limitato. Il disturbo, pur essendo riconosciuto come tale, rimane socialmente stigmatizzato, e molti pazienti arrivano a chiedere aiuto solo in fasi avanzate, quando i comportamenti disfunzionali hanno già prodotto conseguenze gravi. Il silenzio e il giudizio sociale costituiscono infatti un ostacolo alla diagnosi precoce e alla riabilitazione.

Brescia, come molte altre città italiane, si trova quindi a fronteggiare una sfida sanitaria emergente: la gestione della dipendenza sessuale come patologia a tutti gli effetti, al pari di altre forme di dipendenza comportamentale. Il sistema sanitario locale ha cominciato a dare risposte, ma è necessario un ulteriore sforzo in termini di informazione, sensibilizzazione e risorse specialistiche.

Affrontare il CSBD significa riconoscere la sofferenza nascosta dietro un disturbo ancora poco compreso, e garantire ai pazienti percorsi concreti per uscirne. Solo così è possibile ridurre l’impatto di una patologia invisibile ma sempre più diffusa.

Redazione

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