Scuole bresciane, l’intelligenza artificiale cambia lezioni e lavoro dei docenti

Oltre 150 istituti coinvolti nella rete DigitalMente. Crescono formazione e strumenti digitali, ma restano i rischi per gli studenti

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Intelligenza artificiale nelle scuole, Brescia accelera sull’innovazione

Dalla preparazione delle verifiche alla gestione delle segreterie, fino alla progettazione delle lezioni: l’intelligenza artificiale sta modificando l’organizzazione delle scuole bresciane, coinvolgendo insegnanti, dirigenti, personale amministrativo e studenti.

Il cambiamento interessa ormai tutti i livelli dell’istruzione e sta spingendo numerosi istituti a investire nella formazione e nell’adozione di strumenti digitali.

Uno degli esempi più significativi arriva dalla rete DigitalMente, un progetto nato nel 2024 che coinvolge oggi oltre 150 istituzioni scolastiche, tra istituti comprensivi e scuole secondarie di secondo grado.

L’iniziativa, sviluppata nel Bresciano, ha progressivamente esteso la propria attività anche ad altre province lombarde e a realtà esterne alla regione.

L’obiettivo è accompagnare le scuole nell’utilizzo delle nuove tecnologie, favorendo un approccio organizzato e consapevole all’intelligenza artificiale.

La diffusione di questi strumenti, tuttavia, pone interrogativi importanti: dalla protezione dei dati personali alla capacità degli studenti di distinguere le informazioni attendibili, fino al rischio di affidare ai sistemi automatici attività che dovrebbero sviluppare competenze individuali.

DigitalMente, una rete che coinvolge oltre 150 istituti

Il progetto DigitalMente è stato avviato con una durata triennale e ha individuato due scuole capofila.

Per il primo ciclo di istruzione il riferimento è l’Istituto comprensivo di Rezzato, diretto da Alessandro De Maria, mentre per le scuole superiori il coordinamento è affidato all’Istituto Bazoli di Desenzano del Garda, guidato da Stefania Battaglia.

La rete, inizialmente costituita da un numero limitato di istituti, ha conosciuto una rapida espansione.

Attualmente vi partecipano più di cento istituti comprensivi e circa cinquanta scuole secondarie di secondo grado.

Tra le prime iniziative realizzate figura un accordo con Google per l’acquisto di licenze software a condizioni agevolate.

L’intesa è stata rinnovata nel 2026, consentendo agli istituti aderenti di accedere a strumenti destinati sia alle attività amministrative sia alla didattica.

La formazione rappresenta un altro elemento centrale del progetto.

In una prima fase l’attenzione si è concentrata sulla semplificazione del lavoro degli uffici scolastici. Successivamente, le attività si sono estese alla progettazione educativa, alla costruzione delle unità di apprendimento e all’utilizzo critico delle risposte generate dall’intelligenza artificiale.

Nove studenti su dieci utilizzano già l’IA

La trasformazione digitale della scuola è accompagnata da una diffusione molto ampia degli strumenti di intelligenza artificiale tra i giovani.

Secondo una ricerca di Unicusano, l’89% degli studenti italiani utilizza l’intelligenza artificiale, contro una media europea indicata al 72%.

Il fenomeno riguarda anche le fasce d’età più basse: nella scuola primaria la percentuale raggiungerebbe il 70%.

Altre rilevazioni, come quelle attribuite a Indire, collocano la diffusione complessiva addirittura al 94%.

Le differenze tra le percentuali dipendono dalle metodologie e dai campioni considerati, ma confermano un dato comune: l’intelligenza artificiale è ormai presente nelle abitudini di studio di una parte molto consistente della popolazione scolastica.

Un’indagine di Skuola.net offre inoltre indicazioni interessanti sul comportamento degli studenti.

Il 24% dichiara di verificare sempre le fonti delle risposte ottenute, mentre un ulteriore 30% afferma di farlo molto spesso.

Più della metà degli intervistati utilizza domande successive per ottenere spiegazioni più dettagliate, mentre il 32% dichiara di formulare richieste strutturate, i cosiddetti prompt.

Soltanto il 13% accetterebbe la prima risposta senza effettuare ulteriori controlli.

Questi risultati mostrano una familiarità crescente con la tecnologia, anche se la frequenza d’uso non coincide necessariamente con la capacità di valutarne correttamente contenuti e limiti.

Anche gli insegnanti cambiano metodo di lavoro

L’intelligenza artificiale non è più uno strumento utilizzato soltanto dagli studenti.

Una ricerca presentata in Senato, alla quale ha partecipato anche l’Associazione nazionale presidi, evidenzia che il 72% degli insegnanti ricorre frequentemente all’IA per attività professionali individuali.

Tra gli impieghi più comuni figurano la ricerca di informazioni, la preparazione delle verifiche, l’elaborazione di materiali didattici e la redazione dei verbali.

Molti docenti utilizzano piattaforme gratuite, mentre il 67% degli intervistati dichiara di aver acquisito le proprie competenze in maniera autonoma.

Diversa è la situazione quando si considera l’impiego diretto durante le lezioni.

Secondo la stessa indagine, il 34% degli insegnanti avrebbe già introdotto questi strumenti in classe. Una rilevazione di Skuola.net, invece, indica una percentuale del 7%.

La distanza tra i risultati evidenzia quanto sia importante distinguere l’utilizzo personale dei docenti dall’integrazione effettiva dell’intelligenza artificiale nella didattica.

Il passaggio richiede infatti non soltanto competenze tecnologiche, ma anche criteri condivisi per valutare gli elaborati, tutelare i dati e mantenere centrale il ruolo educativo dell’insegnante.

Dalla segreteria alle lezioni, le esperienze degli istituti bresciani

Diverse scuole della provincia hanno già avviato percorsi specifici.

Al liceo scientifico Copernico di Brescia sono state acquistate cinquanta licenze attraverso la rete DigitalMente.

La dirigente Claudia Marchi ha spiegato che l’intelligenza artificiale viene già utilizzata per velocizzare le attività amministrative e ridurre le operazioni ripetitive.

Dopo la formazione svolta dal collegio docenti, l’istituto sta preparando una fase successiva dedicata all’impiego nelle attività didattiche.

La scuola intende inoltre inserire indicazioni sull’utilizzo dell’IA nel patto educativo di corresponsabilità con le famiglie.

Anche al Fermi di Salò, guidato da Marco Tarolli, la questione della sicurezza dei dati rappresenta una priorità.

Il dirigente richiama l’attenzione sul rischio che l’utilizzo improprio degli strumenti automatici possa indebolire le competenze degli studenti, soprattutto quando vengono impiegati per sostituire completamente il lavoro individuale.

All’Istituto Castelli, invece, la formazione coinvolge docenti di differenti discipline.

La professoressa Roberta Sagrestani ha illustrato un percorso articolato in momenti teorici e laboratoriali, con ulteriori attività previste per novembre.

L’obiettivo è comprendere come integrare l’intelligenza artificiale nell’insegnamento delle singole materie e nei progetti interdisciplinari.

Compiti perfetti e risposte automatiche, il problema delle verifiche

Uno dei temi più discussi riguarda l’autenticità dei lavori consegnati dagli studenti.

I sistemi di intelligenza artificiale generativa sono in grado di produrre testi corretti, riassunti, elaborati e soluzioni a problemi in tempi molto brevi.

Questa possibilità può rappresentare un supporto allo studio, ma anche favorire comportamenti che compromettono la valutazione delle competenze individuali.

Gli insegnanti segnalano un aumento degli elaborati formalmente impeccabili, che non sempre consentono di comprendere quanto sia stato effettivamente svolto dallo studente.

La questione interessa anche l’università, dove l’utilizzo di strumenti generativi nella preparazione delle tesi sta alimentando un confronto sui metodi di verifica.

Per affrontare il problema, nelle scuole si stanno valutando modalità didattiche che richiedano agli alunni di spiegare il ragionamento seguito, confrontare risposte differenti e motivare la validità delle informazioni utilizzate.

In questo modo, l’intelligenza artificiale può diventare un oggetto di analisi anziché un semplice sistema al quale delegare lo svolgimento dei compiti.

Privacy e pensiero critico, le sfide della nuova didattica

L’introduzione dell’IA nelle scuole richiede particolare attenzione anche alla tutela delle informazioni personali.

L’utilizzo delle piattaforme digitali deve rispettare le disposizioni sulla protezione dei dati, soprattutto quando coinvolge studenti minorenni.

Per questo motivo gli istituti stanno valutando strumenti, licenze e modalità di accesso che consentano una gestione più controllata delle informazioni.

Nel primo ciclo di istruzione, l’impiego diretto dell’intelligenza artificiale generativa da parte degli alunni incontra maggiori cautele, mentre risultano già possibili applicazioni destinate al personale scolastico.

Il dirigente Sergio Ziveri ha evidenziato come le scuole stiano adottando scelte differenti: alcune aderiscono alla rete DigitalMente, altre preferiscono percorsi autonomi.

La formazione degli insegnanti diventa quindi decisiva per costruire regole condivise e promuovere un utilizzo consapevole delle tecnologie.

Tra le competenze considerate fondamentali rientrano la comprensione dei testi, la capacità di formulare domande precise e la verifica delle informazioni prodotte dai sistemi automatici.

L’IA, infatti, può generare risposte apparentemente convincenti anche quando contengono errori o informazioni inesatte.

Nuovi corsi di formazione e intelligenza artificiale nei programmi scolastici

L’aggiornamento del personale docente è sostenuto da numerose iniziative, comprese quelle finanziate attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Nel Bresciano sono attivi progetti promossi dalle reti scolastiche, dai singoli istituti e da organizzazioni specializzate.

Tra gli esempi figurano le attività del Cpia 1 di Brescia, dedicate alla tecnologia aumentata e alle scienze aumentate.

La fondazione I Lincei per la scuola, con Giancarlo Provasi e Aldo Zenoni, ha inoltre previsto un percorso formativo dedicato al rapporto tra intelligenza artificiale e didattica, con apertura delle iscrizioni dal 14 ottobre al 1° dicembre.

Anche l’Istituto Bazoli di Desenzano si prepara ad avviare nuove attività di formazione rivolte all’applicazione concreta dell’IA nelle lezioni.

Un ulteriore passaggio è previsto nell’anno scolastico 2027-2028, con l’introduzione dell’intelligenza artificiale nei programmi di matematica dei licei, secondo il percorso di aggiornamento curricolare richiamato dagli istituti.

Una trasformazione che coinvolge l’intero sistema scolastico

L’esperienza della rete DigitalMente mostra come le scuole bresciane stiano cercando di affrontare in maniera coordinata una trasformazione già in corso.

La tecnologia viene utilizzata per semplificare le procedure, preparare materiali, organizzare le attività e sperimentare nuove modalità di apprendimento.

Restano però centrali la preparazione degli insegnanti, la protezione dei dati e la capacità degli studenti di mantenere autonomia di giudizio.

La diffusione degli strumenti generativi rende inoltre necessario aggiornare i criteri di valutazione, distinguendo il supporto tecnologico dall’esecuzione automatica dei compiti.

Con oltre 150 istituti coinvolti, DigitalMente rappresenta una delle esperienze territoriali più articolate nella costruzione di percorsi condivisi sull’intelligenza artificiale.

Per le scuole, la sfida non riguarda soltanto l’accesso alle nuove piattaforme, ma soprattutto la definizione di metodi educativi capaci di valorizzarne le opportunità senza rinunciare allo sviluppo delle competenze fondamentali.

Redazione

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