La Procura di Brescia ha avviato un’indagine per lesioni colpose in relazione ai casi di salmonella registrati nelle scorse settimane in Valtrompia, dove circa 120 persone, tra adulti e bambini, hanno accusato sintomi riconducibili alla tossinfezione alimentare. Il fascicolo, al momento aperto contro ignoti, punta a chiarire l’origine del contagio e a verificare se vi siano eventuali responsabilità.
L’inchiesta è stata affidata al sostituto procuratore Lisa Saccaro, che ha delegato gli accertamenti ai carabinieri del Nas. Le verifiche dovranno ricostruire la catena di distribuzione degli alimenti consumati nei giorni interessati, con particolare attenzione ai prodotti utilizzati per preparare i pasti nelle mense scolastiche del territorio.
Sono circa quindici le famiglie che hanno presentato denuncia ai carabinieri, dando impulso agli approfondimenti giudiziari. Gli investigatori dovranno ora raccogliere e confrontare gli elementi disponibili per stabilire come si sia sviluppata la contaminazione e se emergano profili di responsabilità penale.
Circa 120 persone coinvolte, colpiti soprattutto i bambini
L’episodio ha interessato diversi comuni della Valtrompia, coinvolgendo in particolare bambini che frequentano asili nido e scuole dell’infanzia. Tra le località interessate figurano Concesio, Brozzo di Marcheno, Inzino, Magno, Gardone Val Trompia e Sarezzo.
Il bilancio comprende circa 120 persone colpite dalla tossinfezione, con una presenza significativa di minori. Più di una dozzina di bambini è stata ricoverata tra l’ospedale Civile di Brescia e la Poliambulanza. La maggior parte dei piccoli pazienti è stata successivamente dimessa, mentre, secondo le informazioni disponibili al momento della pubblicazione, qualcuno potrebbe essere ancora ricoverato.
La diffusione dei casi ha portato all’attenzione delle autorità sanitarie e giudiziarie la gestione della ristorazione scolastica e la provenienza degli ingredienti utilizzati per preparare i pasti. L’obiettivo dell’indagine è individuare con precisione il possibile punto di origine della contaminazione, senza escludere verifiche su altri alimenti serviti nelle mense.
L’ipotesi sui pomodorini utilizzati nelle mense
Un elemento centrale nella ricostruzione riguarda la possibile presenza di salmonella nella polpa dei pomodorini impiegati per uno dei piatti a base di pasta e mozzarella serviti nelle scuole. A indicare questa possibile origine era stata Markas, l’azienda incaricata del servizio di ristorazione scolastica e della gestione del centro cottura di Inzino.
Secondo quanto comunicato dalla società, tra il 10 e l’11 settembre nella struttura erano stati preparati oltre 420 pasti. L’azienda aveva inoltre precisato che i pomodorini erano stati sottoposti alle consuete procedure di lavaggio e sanificazione previste prima dell’impiego nella preparazione degli alimenti.
La ricostruzione fornita dall’azienda rappresenta uno degli elementi da confrontare con i risultati degli accertamenti. Saranno le verifiche degli organi competenti a stabilire se l’ipotesi della contaminazione legata ai pomodorini sia confermata e quale sia stato l’eventuale percorso attraverso cui il batterio è arrivato nei pasti.
Il richiamo del ministero della Salute
Un successivo elemento utile all’indagine è arrivato il 23 settembre, quando il ministero della Salute ha disposto il richiamo di un lotto di pomodorini ciliegia provenienti dalla Sicilia a causa della presenza di salmonella.
Il provvedimento ha rafforzato l’attenzione sulla possibile correlazione tra il prodotto e i casi registrati in Valtrompia, ma la ricostruzione definitiva richiede ulteriori verifiche sulla provenienza degli alimenti effettivamente utilizzati nelle mense.
Prodotti dello stesso tipo sarebbero stati distribuiti anche in altre regioni italiane. In Puglia, nelle settimane precedenti, erano stati segnalati circa cinquanta casi. Anche questo elemento rientra nel quadro più ampio da esaminare per comprendere l’estensione della possibile contaminazione e individuare eventuali collegamenti tra gli episodi.
Tra le ipotesi da approfondire figura inoltre la possibilità che la verdura sia stata contaminata durante la produzione, anche attraverso l’acqua utilizzata per l’irrigazione. Si tratta, tuttavia, di una pista investigativa che dovrà essere verificata attraverso gli accertamenti tecnici e la ricostruzione della filiera.
Le verifiche dei carabinieri del Nas
Il lavoro degli investigatori dovrà concentrarsi innanzitutto sul percorso compiuto dai pomodorini prima di arrivare al centro cottura di Inzino e, successivamente, nelle mense scolastiche della Valtrompia. Sarà necessario verificare fornitori, lotti e distribuzione, mettendo a confronto la documentazione disponibile con gli elementi raccolti durante gli accertamenti sanitari.
Le verifiche riguarderanno anche gli altri alimenti somministrati nei giorni in cui si sono manifestati i casi, così da valutare eventuali ulteriori fonti di contaminazione e ricostruire con maggiore precisione le circostanze dell’episodio.
L’indagine per lesioni colpose è attualmente contro ignoti e non risultano persone iscritte nel registro degli indagati sulla base delle informazioni disponibili. Le denunce presentate dalle famiglie costituiscono uno degli elementi da cui partiranno gli approfondimenti, mentre gli esiti delle verifiche del Nas saranno determinanti per chiarire l’origine della tossinfezione.
La priorità resta individuare il possibile punto di contaminazione e stabilire se vi siano state condotte rilevanti sul piano penale. Soltanto al termine degli accertamenti sarà possibile delineare con maggiore precisione le cause dell’episodio e le eventuali responsabilità.
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