Sono ancora da chiarire le cause della morte dei sette setter trovati senza vita in un minivan nell’area di servizio Trens Est, lungo l’autostrada A22 del Brennero, lo scorso 13 settembre. La vicenda, che coinvolge quattro cacciatori diretti in Lapponia per una battuta di caccia, è al centro di un’indagine nella quale i proprietari degli animali risultano iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di maltrattamento di animali.
In attesa di eventuali esami autoptici, la difesa starebbe valutando la possibilità di affidare a un consulente verifiche tecniche per ricostruire quanto accaduto durante il trasferimento. Tra gli aspetti da approfondire figurano il ricambio dell’aria all’interno del veicolo, la quantità di ossigeno disponibile e l’eventuale presenza di sostanze tossiche nell’organismo degli animali.
La difesa valuta una consulenza tecnica
A seguire i quattro indagati è l’avvocato Mattia Guarneri, che ha anticipato l’intenzione di valutare accertamenti sul minivan utilizzato per il trasporto dei cani. Secondo la linea difensiva, sarà necessario comprendere se le condizioni dell’abitacolo destinato agli animali possano aver determinato una carenza di ossigeno e in quanto tempo una simile situazione avrebbe potuto verificarsi.
Tra le ipotesi che i legali intendono approfondire c’è anche quella di un possibile guasto del mezzo. La difesa ha inoltre indicato la necessità di verificare l’eventuale presenza di monossido di carbonio negli animali, attraverso esami specifici che possano contribuire a individuare le cause dei decessi.
Al momento, tuttavia, non è stata accertata una causa definitiva della morte dei sette setter. Le ipotesi prospettate dalla difesa dovranno essere verificate attraverso eventuali accertamenti tecnici e gli elementi raccolti nell’ambito dell’indagine.
Il viaggio verso la Lapponia e la sosta in autostrada
I fatti risalgono a domenica 13 settembre, quando i quattro cacciatori, tre originari di Preseglie, nel Bresciano, e uno di Storo, in Trentino, stavano raggiungendo il Nord Europa per una battuta di caccia. I sette cani viaggiavano nel vano posteriore di un minivan, sistemati all’interno di quattro box.
Secondo quanto riferito dal legale, due maschi erano alloggiati singolarmente, mentre le cinque femmine occupavano gli altri due trasportini. Il gruppo si era fermato nell’area di servizio Trens Est, lungo la carreggiata in direzione nord dell’A22, dove era scattato l’allarme per le condizioni degli animali.
A chiamare la polizia, secondo la ricostruzione fornita dalla difesa, sarebbero stati gli stessi proprietari. Gli agenti avrebbero quindi indicato loro un veterinario, raggiunto rapidamente dai cacciatori con l’unico setter ancora in vita. Gli altri sette animali erano morti.
Il pannello divisorio tra le ipotesi da verificare
Uno degli elementi sui quali la difesa intende concentrare l’attenzione riguarda la configurazione interna del veicolo. Secondo l’avvocato Guarneri, il minivan era di dimensioni adeguate e disponeva di box descritti come conformi alle norme e realizzati su misura. Il legale ha inoltre sostenuto che i proprietari avessero già affrontato viaggi di lunga durata con i propri cani.
La difesa contesta quindi l’ipotesi che gli animali fossero stati sistemati in uno spazio insufficiente. Tra i possibili elementi da esaminare figura invece il pannello in plexiglas che separava la zona di guida dal vano posteriore. Stando alla descrizione fornita dal legale, nella parte superiore della paratia sarebbe rimasta un’apertura di circa due centimetri, attraverso la quale poteva passare l’aria.
Proprio il funzionamento del sistema di ventilazione e il volume d’aria disponibile nel vano saranno tra i punti da chiarire. L’eventuale consulenza dovrebbe contribuire a stabilire se il ricambio fosse sufficiente nelle condizioni del viaggio e se possano essersi verificate circostanze in grado di compromettere la respirazione degli animali.
L’avvocato ha inoltre riferito che, circa un’ora e mezza prima della sosta a Trens Est, i cacciatori avevano effettuato un’altra fermata. Secondo quanto dichiarato dalla difesa, in quel momento tutti i cani apparivano in buone condizioni.
Autopsie e accertamenti per ricostruire i decessi
Alla data del 10 ottobre, l’autopsia sugli animali non risultava ancora disposta. Non è escluso che la richiesta possa arrivare proprio dalla difesa dei quattro proprietari, nell’ambito delle iniziative finalizzate a ricostruire la dinamica dell’accaduto.
Gli eventuali esami potrebbero fornire elementi utili per chiarire se la morte sia riconducibile a una carenza di ossigeno, all’esposizione a sostanze nocive oppure ad altre cause. Parallelamente, gli accertamenti sul veicolo potrebbero aiutare a verificare il funzionamento del sistema di aerazione e l’eventuale presenza di anomalie tecniche.
La ricostruzione definitiva dipenderà dagli elementi che emergeranno nel corso delle verifiche. I quattro cacciatori sono indagati per maltrattamento di animali, ma le responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi competenti. Le ipotesi avanzate dalla difesa non costituiscono, allo stato, conclusioni investigative definitive e dovranno essere confrontate con i risultati degli eventuali esami e con gli altri elementi acquisiti.
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