Cresce nel Bresciano il numero delle controversie legali legate al pagamento delle rette per gli ospiti delle Residenze sanitarie assistenziali affetti da Alzheimer o altre patologie neurodegenerative. Dall’inizio del 2026 le situazioni segnalate sono aumentate sensibilmente, passando da circa dieci a una quarantina di casi.
Il quadro emerge da un questionario promosso dall’Unione provinciale istituti per anziani (Upia), rivolto alle 80 Fondazioni associate. Hanno risposto 32 realtà, alcune delle quali gestiscono più strutture. In 18 residenze non risultano, al momento, controversie di questo tipo; in 14 sono invece in corso procedimenti giudiziari. Sedici Fondazioni hanno ricevuto richieste formali e otto hanno segnalato comunicazioni informali.
Le sentenze dividono famiglie e strutture
Tra gli enti coinvolti figurano la Fondazione Casa di Dio e la Fondazione Brescia Solidale, entrambe attive nella gestione di più Rsa in città.
La prima ha segnalato quattro situazioni: due già approdate in tribunale e altre due per le quali è stata richiesta la documentazione. La seconda è passata da un caso registrato a gennaio a cinque situazioni complessive.
Alla base delle controversie ci sono pronunce giudiziarie che, in determinate circostanze, hanno stabilito che le rette per pazienti con Alzheimer o specifiche forme di demenza caratterizzate da un’elevata integrazione sanitaria debbano essere sostenute dal Servizio sanitario nazionale, senza oneri per le famiglie.
La giurisprudenza, tuttavia, non segue un orientamento uniforme. All’inizio di luglio, la Corte d’Appello di Brescia ha respinto una richiesta di rimborso presentata dagli eredi di una paziente con Alzheimer, confermando che la diagnosi, da sola, non determina automaticamente la copertura integrale della retta da parte del sistema sanitario pubblico.
Secondo i giudici, occorre esaminare concretamente la natura delle prestazioni erogate e le caratteristiche della patologia. Nel caso esaminato, l’assistenza fornita dalla struttura è stata ricondotta alla lungoassistenza sociosanitaria, soggetta alle ordinarie regole di compartecipazione ai costi, e non a prestazioni sanitarie ad elevata integrazione.
Quasi 11mila persone con Alzheimer nel territorio bresciano
Le decisioni giudiziarie riguardano una realtà sanitaria e assistenziale di dimensioni significative. Secondo l’ultimo studio disponibile citato nell’articolo, pubblicato da Ats Brescia nel 2025 con dati aggiornati al 31 dicembre 2024, nel territorio dell’Ats Brescia erano assistite circa 8.300 persone con Alzheimer. A queste si aggiungevano circa 2.300 persone nell’ambito dell’Ats della Montagna, per un totale stimato vicino agli 11mila pazienti nel Bresciano.
Numeri che, secondo quanto riportato, sono in crescita e rendono sempre più urgente definire criteri chiari. In assenza di indicazioni uniformi, infatti, potrebbero aumentare le richieste di rimborso e i procedimenti giudiziari, con conseguenze sia per le famiglie sia per gli enti che gestiscono le residenze.
Le Fondazioni cercano strumenti per tutelarsi
L’incertezza normativa sta spingendo le strutture a valutare possibili misure di protezione economica. In alcuni casi si starebbe considerando persino la possibilità di non accogliere nuovi ospiti con Alzheimer, una prospettiva che solleva ulteriori interrogativi sull’accesso all’assistenza.
Stefania Mosconi, direttrice della Fondazione Casa di Dio, riferisce che altre Fondazioni lombarde stanno dialogando con l’Inps per valutare se chi ottiene la gratuità della retta attraverso una sentenza debba restituire l’indennità di accompagnamento percepita negli anni precedenti.
Il rischio di disparità tra pazienti
Giacomo Mantelli, presidente della Fondazione Brescia Solidale, evidenzia un’altra questione: il rischio di creare differenze di trattamento tra persone con la stessa patologia a seconda del luogo in cui vengono assistite.
La maggior parte dei malati di Alzheimer vive infatti a domicilio, mentre altri risiedono in Rsa. Potrebbero inoltre emergere disparità tra ospiti con Alzheimer e persone affette da altre patologie che richiedono un’assistenza altrettanto impegnativa, ma non rientrano nelle casistiche considerate dalle sentenze.
Il quadro resta quindi complesso: da una parte le famiglie cercano di ottenere il riconoscimento dei propri diritti, dall’altra le Fondazioni devono garantire la sostenibilità dei servizi. Una maggiore chiarezza normativa appare fondamentale per evitare che decisioni diverse producano trattamenti disomogenei per pazienti e caregiver.
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