L’elisoccorso non è un mezzo privato per tornare a valle dopo una camminata stancante. È questo il messaggio che la Regione Lombardia continua a ribadire, soprattutto in un’estate in cui gli interventi del Soccorso alpino sono aumentati del 20% rispetto alla media degli ultimi anni, con un carico crescente sulle risorse pubbliche.
Il dato più allarmante riguarda però i mancati pagamenti: circa il 30% delle persone soccorse non versa il contributo previsto dalla legge, una percentuale che rispecchia la media nazionale. Nella provincia, secondo stime approssimative, il costo annuo degli interventi si avvicina al mezzo milione di euro, con una spesa spesso sostenuta anche per chiamate inutili o evitabili.
Secondo la normativa regionale, i soccorsi sono sempre garantiti, ma non gratuiti in tutti i casi. Chi necessita di ricovero o di un intervento sanitario urgente in ospedale non deve pagare nulla, rientrando nella copertura del Servizio Sanitario Nazionale. Tutti gli altri – escursionisti stanchi, illesi, o con ferite lievi – devono invece sostenere i costi dell’intervento, che può variare a seconda del mezzo impiegato e delle condizioni dell’operazione.
Il tariffario lombardo, in vigore dal 2015, stabilisce una compartecipazione alla spesa con un sistema di maggiorazioni per chi si comporta in modo imprudente. In particolare, l’uso dell’elicottero costa 1.500 euro l’ora, mentre un intervento via terra con squadre del Cnsas parte da 95 euro l’ora dopo il primo intervento gratuito di 60 minuti. Per le ambulanze, i costi vanno dai 56 euro per un intervento base fino a 115 euro per un mezzo avanzato con medico a bordo. Il costo massimo a carico del cittadino non può superare i 780 euro per singolo evento.
Nel 2024 il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino ha effettuato 12.063 missioni in Italia, assistendo quasi 12.000 persone. Di queste, solo 1.431 erano feriti gravi, mentre più di 4.000 erano illesi. Numeri che pongono seri interrogativi sull’uso consapevole delle chiamate di emergenza.
La V Delegazione bresciana del Cnsas, che copre il nostro territorio, ha effettuato 294 interventi nel 2024, con 311 persone soccorse. «È difficile quantificare con precisione quanti non paghino, poiché il sistema di riscossione è gestito dal servizio sanitario regionale», ha spiegato Simone Alessandrini del Cnsas. Tuttavia, il fenomeno dei “morosi” è evidente, con una fetta consistente di utenti che evita il pagamento anche in casi di soccorso salvavita.
Oltre all’impatto economico, va considerato anche il rischio per i soccorritori, soprattutto negli interventi in condizioni meteo difficili. Ogni elicottero impiegato include un equipaggio di cinque persone, tra pilota, tecnico di volo, medico rianimatore, infermiere e specialista del soccorso alpino. A questo si aggiungono i costi di carburante, manutenzione e preparazione del personale, che rendono ogni intervento un’operazione complessa e onerosa.
Nel corso dell’estate 2025 quasi 100 persone hanno perso la vita in montagna in Italia, con una media di tre decessi al giorno. Solo nella nostra provincia si contano 17 vittime nel 2024 e 10 dall’inizio di quest’anno, dati che confermano l’importanza della prevenzione e dell’equipaggiamento adeguato, oltre che del rispetto per i soccorsi.
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