Brescia non è solamente un distretto industriale, noto per la lavorazione dei metalli e l’instancabile vocazione produttiva. È anche un laboratorio culturale vivace, attraversato da idee visionarie, contrasti armoniosi e personalità capaci di muoversi tra tradizione e modernità. A questa complessità è dedicato “Brescia, cuore d’acciaio”, il documentario di Giuseppe Sansonna prodotto da Rai Cultura, in onda il 23 novembre alle 13.55 su Rai 5.
Il film incontra protagonisti molto diversi tra loro, ma accomunati dall’essere espressione dello spirito della città. Tra questi c’è Alberto Albertini, manager con una formazione umanistica e direttore artistico del festival Rinascimento Culturale, simbolo dell’eclettismo tipico del territorio. Accanto a lui, il regista Elia Moutamid, nato a Fes e cresciuto a Rovato, che attraverso il cinema indaga temi come integrazione, scambio culturale, rapporto tra vita e lavoro e confine tra realtà e finzione.
Il documentario dà spazio anche alla scena musicale contemporanea. Il jazzista sperimentale Gabriele Mitelli, attivo sui palchi europei e promotore di progetti culturali cittadini, rappresenta la componente più innovativa. A lui si affiancano i Liquid Words, un gruppo di giovani bresciani convinti che la musica possa generare partecipazione e avere un impatto sociale concreto.
Brescia è patria anche di figure storiche e artistiche di grande rilievo. Il film ricorda il leggendario Arnaldo da Brescia, simbolo dell’eresia medievale, e ripercorre le radici bresciane del poeta della Beat Generation Lawrence Ferlinghetti, raccontate attraverso la voce del fotografo e amico fraterno Walter Pescara.
Spicca inoltre l’universo creativo di Raffaella Formenti, artista che non mira a spiegare il reale, ma a “spiegazzarlo”: nei suoi percorsi urbani raccoglie materiali di scarto, depliant e cartoni per trasformarli in un labirinto cromatico enigmatico e personale.
Tra le testimonianze più toccanti c’è quella di Manlio Milani. Sopravvissuto alla strage di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974, in cui perse la moglie e alcuni amici, Milani ha trasformato il dolore in impegno civile. Da cinquant’anni porta avanti una riflessione lucida e costante sulla difesa delle istituzioni democratiche, dando al ricordo una dimensione attiva, proiettata al futuro.
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