La carenza di insegnanti di sostegno continua a mettere sotto pressione le scuole della provincia di Brescia. Nonostante le procedure di reclutamento, gli interpelli e le nomine effettuate nelle ultime settimane, centinaia di posti risultano ancora vacanti, soprattutto nelle scuole dell’infanzia e primarie. Una situazione che coinvolge direttamente gli alunni con disabilità e rende più difficile garantire percorsi educativi stabili e continuità nell’assistenza.
Il problema, emerso nuovamente dopo la diffida presentata dai sindaci della Valtenesi, interessa l’intero territorio provinciale. Brescia è infatti tra le realtà lombarde maggiormente in difficoltà, seconda soltanto a Milano per dimensioni dell’emergenza. A rendere ancora più complesso il quadro è l’aumento degli studenti che necessitano di un supporto specifico: nel Bresciano le certificazioni sono ormai vicine a quota 6mila.
Interpelli continui, ma le disponibilità non bastano
La ricerca di supplenti procede senza interruzioni, ma le risposte agli avvisi pubblicati dagli istituti non consentono ancora di coprire tutte le necessità. Nella sola giornata del 6 novembre sono stati pubblicati circa venti nuovi interpelli da parte degli istituti comprensivi della provincia. Dall’inizio della settimana il numero complessivo era arrivato a 65.
Si tratta prevalentemente di incarichi fino al 30 giugno, rimasti scoperti a seguito di rinunce, assenze per malattia o altre situazioni che hanno determinato la necessità di individuare nuovi docenti.
Anche le procedure ordinarie di assegnazione hanno continuato a produrre nomine. Giovedì 5 novembre l’Ufficio scolastico territoriale di via Sant’Antonio ha assegnato 75 incarichi annuali a tempo determinato, 70 dei quali destinati al sostegno nella scuola secondaria di primo grado.
Un dato che conferma come le difficoltà non riguardino esclusivamente infanzia e primaria. Le scuole superiori, almeno per il momento, sembrano invece attraversare una fase meno critica.
Circa 500 cattedre ancora senza insegnante
Secondo le stime riportate nel quadro provinciale, le cattedre di sostegno tuttora scoperte sarebbero circa 500. Una carenza che si inserisce in un sistema già costretto a gestire un numero molto elevato di contratti temporanei.
Per l’anno scolastico in corso il ministero aveva autorizzato per Brescia 26 posti di ruolo nella scuola dell’infanzia, 127 nella primaria e 490 nella secondaria di primo grado. Le nomine sono state effettuate, ma non sono bastate a rispondere a tutte le esigenze degli istituti.
Ai posti previsti nell’organico di diritto, rimasti in parte senza copertura stabile e successivamente assegnati con supplenze, si sono aggiunte le disponibilità dell’organico di fatto. Si tratta di posti legati a necessità che emergono durante l’anno scolastico e che non prevedono automaticamente un’assunzione a tempo indeterminato.
Il risultato è un volume complessivo stimato tra 1.300 e 1.500 supplenze, con un sistema di reclutamento che deve continuamente trovare nuovi candidati per sostituire chi rinuncia o lascia l’incarico.
Il costo della vita scoraggia i docenti fuori provincia
Tra le ragioni principali della difficoltà nel reperire personale c’è il peso economico che comporta lavorare lontano dalla propria residenza. A evidenziarlo è Livia Pedretti, segretaria generale provinciale della Flc Cgil, secondo cui molti precari, soprattutto provenienti dal Sud Italia, non riescono a sostenere le spese necessarie per trasferirsi in Lombardia.
Il problema riguarda non soltanto gli affitti, ma anche i trasporti e il costo quotidiano della vita. Per un insegnante che riceve una proposta di supplenza breve o un incarico con orario ridotto, affrontare una spesa mensile elevata può diventare economicamente insostenibile.
Pedretti richiama, tra gli esempi, il costo di una stanza condivisa, che può arrivare a circa 500 euro a persona, oltre alle spese per gli spostamenti e per la spesa alimentare. In queste condizioni, alcuni candidati preferiscono rinunciare all’incarico. Altri accettano inizialmente per maturare punteggio nelle graduatorie, ma successivamente cercano alternative quando si rendono conto di non riuscire a sostenere le spese.
La difficoltà nel trasferirsi per lavorare in Lombardia è quindi uno dei fattori che alimentano la carenza di supplenti, in un contesto nel quale il costo della vita e degli alloggi riduce l’attrattività degli incarichi disponibili.
La denuncia dei sindacati e il problema della continuità didattica
Anche Attilio Boldini, segretario generale della Cisl Scuola, conferma la gravità della situazione provinciale. Le criticità, secondo il rappresentante sindacale, risultano particolarmente evidenti nei territori meno serviti dai trasporti e nelle zone dove il mercato degli affitti presenta prezzi più elevati.
Boldini considera significativo l’intervento dei sindaci della Valtenesi, che hanno portato all’attenzione pubblica una questione già segnalata da tempo dalle organizzazioni sindacali. La difficoltà riguarda diverse discipline, ma assume un peso maggiore quando coinvolge il sostegno e l’inclusione scolastica.
Il problema non si limita infatti alla presenza o meno di un docente in classe. La sostituzione frequente degli insegnanti può compromettere la costruzione di un rapporto educativo stabile con gli alunni che necessitano di assistenza specifica.
Molti incarichi, inoltre, sono destinati a concludersi a giugno, con il conseguente rischio di dover ricominciare da capo nell’anno scolastico successivo. La continuità didattica rappresenta un elemento particolarmente importante per gli studenti con disabilità, perché consente di sviluppare un percorso educativo coerente e costruire un rapporto di fiducia con il personale scolastico.
I requisiti per lavorare sul sostegno
Un ulteriore ostacolo riguarda i requisiti richiesti per coprire i posti disponibili. Nelle scuole dell’infanzia e primarie, il personale destinato al sostegno dovrebbe possedere una formazione specifica e, anche in assenza della specializzazione, essere in possesso della laurea in Scienze della formazione primaria.
Quando le graduatorie non consentono di individuare candidati disponibili, gli istituti ricorrono agli interpelli. A queste procedure possono rispondere anche persone con percorsi formativi differenti, tra cui diplomati e studenti universitari, in base alle condizioni previste per il conferimento degli incarichi.
La difficoltà di reperire personale qualificato rende così ancora più complessa la gestione delle classi, soprattutto quando le esigenze degli alunni richiedono competenze pedagogiche e didattiche specifiche.
Quasi 6mila certificazioni nel Bresciano
Alla carenza di docenti si aggiunge l’incremento degli studenti con certificazione. Nel territorio bresciano il numero è ormai prossimo a 6mila alunni, mentre a livello nazionale la percentuale degli studenti interessati si attesta intorno al 4,8%, circa il doppio rispetto a dieci anni fa.
L’aumento viene collegato anche a una maggiore attenzione culturale e istituzionale verso le difficoltà degli studenti e alla capacità di riconoscere bisogni che in passato potevano rimanere meno visibili.
Sul tema esistono tuttavia differenti interpretazioni. Alcuni pedagogisti invitano a riflettere sul rischio che il ricorso alle certificazioni diventi una risposta automatica a difficoltà educative che potrebbero richiedere anche interventi differenti.
Tra le posizioni citate c’è quella di Daniele Novara, secondo cui in determinate situazioni un rafforzamento delle competenze pedagogiche e un accompagnamento rivolto ai genitori e alle famiglie potrebbero risultare più efficaci rispetto a un percorso basato esclusivamente sulla certificazione del bambino.
Un’emergenza che richiede soluzioni strutturali
Il quadro bresciano mette in evidenza una difficoltà che non può essere ricondotta soltanto alle procedure di assegnazione delle supplenze. Alla crescita delle necessità scolastiche si sommano il precariato, la scarsità di personale disponibile, i costi dei trasferimenti e le difficoltà nel garantire una presenza stabile degli insegnanti.
Gli interpelli continuano a essere utilizzati per coprire i posti vacanti, ma non sembrano sufficienti a risolvere una situazione che coinvolge centinaia di cattedre.
La sfida per le scuole bresciane è garantire il diritto all’inclusione e alla continuità educativa, evitando che la mancanza di personale ricada sugli studenti e sulle loro famiglie. Una questione che, secondo i sindacati, richiede interventi capaci di affrontare non soltanto le emergenze immediate, ma anche le condizioni che rendono sempre più difficile reperire e trattenere gli insegnanti.
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