Patenti truccate tra Bresciano e Cremonese, a processo la rete dei corsi fantasma

Chiusa l’udienza preliminare: quattro rinvii a giudizio e una condanna in un’inchiesta su patenti irregolari per mezzi pesanti.

Si è chiusa con quattro rinvii a giudizio, diversi patteggiamenti e una condanna in rito abbreviato l’udienza preliminare legata a una vasta inchiesta su patenti truccate per la guida di tir, autobus e autobotti tra le province di Brescia e Cremona. Il procedimento riguarda un presunto sistema illecito basato su corsi di formazione mai svolti e documentazione irregolare, che avrebbe consentito il rilascio di abilitazioni professionali senza il reale superamento degli esami previsti.

L’indagine, coordinata dalla Procura di Brescia e condotta dalla Polizia provinciale, ha portato alla luce un presunto meccanismo organizzato che avrebbe permesso a diversi soggetti di ottenere le patenti necessarie alla guida di mezzi pesanti tramite pagamenti in denaro e prove d’esame aggirate con modalità fraudolente, anche attraverso l’utilizzo di dispositivi di comunicazione nascosti.

Secondo quanto emerso, al centro del sistema vi sarebbero stati corsi di formazione risultanti regolari solo sulla carta, ma che in realtà non sarebbero mai stati svolti. Gli aspiranti conducenti, in cambio di somme di denaro, avrebbero ottenuto certificazioni utili per conseguire o mantenere patenti professionali.

Il procedimento giudiziario ha confermato la tenuta dell’impianto accusatorio, portando alla decisione del giudice dell’udienza preliminare di rinviare a giudizio quattro imputati. Tra questi figura anche il presunto vertice dell’organizzazione, chiamato a rispondere di reati gravi come associazione a delinquere, corruzione e istigazione alla corruzione.

Per altri imputati è stato invece definito il procedimento con patteggiamenti, con pene comprese tra i due e i tre anni di reclusione. Una segretaria coinvolta nella vicenda è stata condannata a tre anni in rito abbreviato, a fronte di una richiesta leggermente superiore da parte dell’accusa.

Il dibattimento è stato fissato per il 14 settembre, quando il caso entrerà nella fase processuale vera e propria.

L’inchiesta è considerata uno dei casi più rilevanti a livello nazionale nel contrasto alle frodi legate al rilascio delle patenti professionali. Secondo gli inquirenti, il sistema avrebbe permesso a numerosi conducenti di ottenere titoli abilitativi senza la reale preparazione richiesta, con potenziali rischi per la sicurezza stradale.

Nel corso delle indagini sono emerse anche le posizioni di circa settanta persone che avrebbero collaborato con gli investigatori dopo essere rimaste coinvolte nella vicenda. Molti di loro avevano pagato per i corsi contestati e, una volta chiarita la situazione, hanno contribuito a ricostruire il funzionamento del presunto meccanismo illecito.

Per questi soggetti non sono emerse conseguenze penali, ma le patenti ottenute irregolarmente sono state invalidate, costringendo gli interessati a ripetere gli esami di abilitazione da zero.

L’inchiesta ha quindi avuto anche un impatto significativo sul piano amministrativo, portando alla revisione di numerose abilitazioni alla guida di mezzi pesanti tra il Bresciano e il Cremonese.

Redazione

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