Botteghe in crisi, nel Bresciano ne spariscono quasi 2mila

Il calo degli artigiani coinvolge tutta Italia e colpisce anche Brescia. Grande distribuzione, commercio online e carenza di manodopera stanno modificando il tessuto delle attività di vicinato.

La progressiva scomparsa delle botteghe rappresenta un cambiamento profondo nel tessuto economico e sociale italiano. Non si tratta di una trasformazione improvvisa, ma di un fenomeno che anno dopo anno riduce il numero delle piccole attività artigiane e commerciali presenti nei quartieri e nei centri abitati.

A fotografare la situazione è una recente analisi dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, secondo cui tra il 2024 e il 2025 il numero degli imprenditori artigiani in Italia è diminuito del 5,1%. Si è passati da 1.367.545 a 1.297.710, con una riduzione di quasi 70mila attività in un solo anno.

Il fenomeno riguarda anche la Lombardia e, in modo significativo, la provincia di Brescia.

Brescia perde quasi 2mila attività

Nel territorio bresciano il 2025 si è chiuso con 1.838 attività artigiane in meno, pari a una contrazione del 4,8% rispetto all’anno precedente. Un dato leggermente migliore della media nazionale, ma comunque indicativo di una progressiva riduzione delle realtà di prossimità.

La perdita di quasi duemila attività non riguarda soltanto il numero complessivo delle imprese. La chiusura di una bottega può infatti avere ripercussioni anche sulla disponibilità di servizi nei centri urbani e nei piccoli comuni, contribuendo al progressivo indebolimento della rete commerciale locale.

Il quadro lombardo appare ancora più significativo se osservato su un periodo più lungo. Nel 2015 gli imprenditori artigiani erano 323.321, mentre nel 2025 il loro numero è sceso a 240.925. In dieci anni la regione ha quindi perso circa 82mila realtà, una diminuzione che equivale a circa un quarto del totale.

Un fenomeno che parte da lontano

La contrazione non è limitata agli ultimi anni. Secondo i dati analizzati dalla Cgia, l’Italia è passata dalle circa 1,5 milioni di attività del 2008 a 1,22 milioni, con una riduzione complessiva di circa 280mila esercizi.

Anche il numero degli artigiani ha seguito una traiettoria analoga. Nel 2015 erano circa 1,7 milioni, mentre nel 2025 sono scesi a 1,3 milioni, con una perdita di 434mila unità.

La trasformazione del sistema economico, comprese le aggregazioni aziendali e gli effetti delle diverse fasi di crisi attraversate negli ultimi anni, contribuisce a spiegare parte del fenomeno. Secondo l’analisi, tuttavia, la riduzione delle piccole attività ha assunto dimensioni tali da evidenziare anche un cambiamento strutturale nelle modalità di consumo e di lavoro.

Grande distribuzione ed e-commerce

Tra i principali fattori individuati c’è la crescente pressione esercitata dalla grande distribuzione e dal commercio elettronico. I grandi operatori possono offrire un’ampia scelta di prodotti, concentrare numerosi servizi e, frequentemente, proporre prezzi difficili da sostenere per una piccola attività indipendente.

Per le botteghe tradizionali la competizione diventa quindi particolarmente complessa, soprattutto nei territori caratterizzati da una riduzione della popolazione o da una minore capacità di spesa.

La conseguenza non è soltanto economica. La chiusura dei negozi e delle attività artigiane modifica anche la struttura dei quartieri e dei piccoli centri, dove la presenza di una bottega ha storicamente rappresentato un servizio di prossimità e un punto di riferimento per la comunità.

Il rischio di perdere i mestieri manuali

A preoccupare è anche il futuro di alcune professioni. Secondo la Cgia, nei prossimi dieci anni potrebbe diventare sempre più difficile reperire fabbri, idraulici ed elettricisti, in un contesto nel quale alla riduzione delle attività si accompagna una crescente difficoltà nel trovare personale qualificato.

La questione riguarda quindi anche il ricambio generazionale. Il lavoro manuale, secondo l’analisi, sconta da decenni una progressiva perdita di attrattività culturale, mentre molti giovani vengono orientati verso percorsi formativi differenti.

A questo si aggiunge l’evoluzione tecnologica. Anche l’intelligenza artificiale potrebbe incidere sul futuro delle piccole imprese: per alcune attività può rappresentare uno strumento utile per migliorare organizzazione e produttività, mentre per altre potrebbe diventare un ulteriore elemento di pressione competitiva.

Formazione e incentivi per salvare le botteghe

Per contrastare il fenomeno, la Cgia propone interventi mirati a sostenere le attività nei territori più fragili. Tra le ipotesi indicate figura un «reddito di gestione delle botteghe artigiane» destinato a chi decide di aprire o mantenere un’attività nei centri con meno di 10mila abitanti.

Accanto agli incentivi economici viene considerata fondamentale la formazione professionale, con un maggiore investimento nell’orientamento scolastico e nei percorsi di alternanza tra scuola e lavoro.

L’obiettivo sarebbe contribuire a restituire attrattività ai mestieri artigiani e favorire il ricambio generazionale. Perché la crisi delle botteghe non riguarda soltanto le saracinesche che si abbassano, ma anche la possibilità di trasmettere competenze professionali che rischiano di diventare sempre più difficili da trovare.

Redazione

Seguici su

Aggiungi bresciatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati

Articoli correlati

gru
Il Documento unico di programmazione 2027-2029 indica le priorità dell’amministrazione: infrastrutture, sicurezza, servizi e abitazioni...
Negozio di alimentari
I dati Confesercenti fotografano il calo delle attività al dettaglio tra il 2019 e il...
Iginio Massari
Il marchio bresciano amplia la presenza nei luoghi della mobilità italiana: dopo Milano Linate arriverà...

Altre notizie