Calcinato, pronto il maxi bacino irriguo da 700mila metri cubi

Realizzato in un'ex cava con 14 milioni di euro del Pnrr, l'invaso potrà servire 180 ettari di terreni e 34 aziende agricole. L'avvio della stagione irrigua è previsto nel 2027.

Un’ex cava di ghiaia trasformata in una riserva strategica per l’agricoltura. È questo il risultato dell’intervento realizzato a Calcinato, dove è stato completato il più grande bacino artificiale della Lombardia destinato all’uso irriguo. La struttura, realizzata dal Consorzio di Bonifica del Chiese, è stata finanziata attraverso 14 milioni di euro provenienti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e rappresenta uno dei principali interventi messi in campo nel Bresciano per affrontare la crescente necessità di acqua.

L’invaso ha una capacità ordinaria di circa 700mila metri cubi, che potrà arrivare potenzialmente a 800mila. Dopo i collaudi e le verifiche effettuate nei mesi scorsi, l’opera si prepara alle ultime fasi prima dell’entrata a regime. L’inaugurazione dovrebbe avvenire in autunno, mentre l’effettiva operatività è programmata con l’inizio della stagione irrigua del 2027.

Una riserva per l’agricoltura

La funzione principale della nuova infrastruttura sarà quella di accumulare acqua quando la disponibilità è maggiore, per renderla disponibile nei periodi in cui le coltivazioni ne hanno più bisogno. L’acqua potrà essere raccolta durante l’inverno o in occasione di fasi caratterizzate da precipitazioni abbondanti e successivamente utilizzata durante la stagione irrigua.

Il sistema nasce in un contesto nel quale la disponibilità della risorsa idrica è diventata sempre più difficile da prevedere. L’alternanza tra precipitazioni intense e periodi prolungati di siccità sta rendendo più complessa la programmazione dell’irrigazione, con effetti particolarmente rilevanti nelle aree agricole.

Il bacino di Calcinato consentirà quindi di disporre di una riserva aggiuntiva proprio nei momenti di maggiore richiesta, contribuendo a rendere più regolare la distribuzione dell’acqua.

L’opera avrà una ricaduta diretta sul territorio attraverso una rete di distribuzione lunga circa 15 chilometri. Una volta entrato in funzione, il sistema potrà alimentare 180 ettari di terreni agricoli e raggiungere 34 aziende.

Dalla cava al serbatoio idrico

La realizzazione del bacino si inserisce in una strategia più ampia di recupero delle aree estrattive non più utilizzate. Il progetto punta infatti a trasformare strutture che in passato erano considerate un problema ambientale in infrastrutture destinate alla gestione della risorsa idrica.

L’ex cava di Calcinato è stata così recuperata per diventare un serbatoio a servizio dell’agricoltura, evitando che l’area potesse essere destinata ad altri utilizzi meno funzionali alle esigenze del territorio.

La riconversione delle cave dismesse è considerata una delle possibili risposte alla crescente pressione sulla disponibilità d’acqua. In Lombardia sono presenti migliaia di siti estrattivi non più attivi: secondo i dati riportati nel progetto, le cave dismesse o abbandonate sono 2.965, 269 delle quali si trovano nella provincia di Brescia.

Il loro potenziale utilizzo come bacini di accumulo potrebbe contribuire a sostenere una parte significativa del fabbisogno agricolo. Nel Bresciano, infatti, circa 60mila ettari di terreno vengono irrigati su una superficie agricola complessiva di circa 100mila ettari, con un fabbisogno stagionale stimato in 460 milioni di metri cubi d’acqua.

Un sistema di irrigazione più efficiente

La nuova infrastruttura non punta soltanto ad aumentare la quantità d’acqua disponibile. Uno degli obiettivi è infatti quello di ridurre gli sprechi attraverso sistemi di disantovano. Le opere hanno interessato la canalizzazione, l’installazione di paratoie automatizzate e l’introduzione di sistemi di irrigazione a pressione.

La trasformazione dei tratti precedentemente realizzati in terra battuta permetterà inoltre di contenere le dispersioni lungo il percorso e di migliorare l’efficienza complessiva della rete.

Le opere contro il rischio idrogeologico

La gestione dell’acqua non riguarda però soltanto le necessità agricole. Nel Bresciano sono stati realizzati anche diversi interventi destinati a contenere gli effetti delle precipitazioni intense.

Le vasche di laminazione hanno il compito di trattenere temporaneamente l’acqua piovana, contribuendo a ridurre il rischio di allagamenti e fenomeni di dissesto idrogeologico. Tra gli interventi indicati figurano quelli di Botticino, Torbole Casaglia e Rezzato, oltre all’area di spaglio di Gussago.

A questi si sono aggiunte le vasche realizzate a Travagliato e la prima struttura di laminazione realizzata nel capoluogo bresciano, in via della Garzetta.

L’intervento più recente citato nel quadro delle opere territoriali è quello di Nuvolento, sul torrente Rudone, in località Carlina, inaugurato nel mese di maggio. La struttura ha richiesto un investimento di 2,4 milioni di euro finanziato dalla Regione Lombardia.

Il bacino di Calcinato si inserisce quindi in una strategia che affianca accumulo dell’acqua, modernizzazione delle reti irrigue e prevenzione del rischio idraulico. Una serie di interventi con cui il territorio bresciano punta a gestire una risorsa destinata ad assumere un’importanza crescente per l’agricoltura e per la sicurezza ambientale.

Redazione

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