Il mondo scolastico italiano si prepara a discutere le Nuove Indicazioni Nazionali, anticipate dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che entreranno in vigore a partire dall’anno scolastico 2025-2026. I cambiamenti interesseranno principalmente le discipline umanistiche, con un ritorno a pratiche tradizionali e un approccio rinnovato per la storia e la grammatica. Tuttavia, gli “addetti ai lavori” pongono l’accento sul metodo con cui queste riforme vengono presentate, sottolineando la necessità di un maggiore coinvolgimento della categoria.
Le principali novità
Tra le proposte principali, troviamo il ritorno alla memorizzazione delle poesie nella scuola primaria, l’introduzione di studi artistici e musicali, e la possibilità di studiare latino opzionale a partire dalla seconda media. Nelle scuole superiori, è prevista la separazione tra storia e geografia, che saranno focalizzate maggiormente sull’Italia, e un approfondimento sui classici e sulla Bibbia come testo culturale universale.
Marco Tarolli, dirigente del liceo Fermi di Salò, critica però il processo decisionale, sottolineando che ogni ministro tende ad aggiungere nuovi elementi, anziché snellire le richieste già gravose che gravano sulla scuola: “Ci vorrebbe il coraggio di togliere, non però come accadde con l’unificazione fra storia e geografia, che nacque solo per risparmiare ore”.
Un nuovo approccio per storia e latino
L’insegnamento della storia dovrebbe diventare più “narrativo”, ovvero meno incentrato su elenchi di date e più orientato a sviluppare la memoria culturale, grazie anche a strumenti didattici innovativi. Anna Frattini, assessora e docente di storia e filosofia, conferma che questo approccio è già adottato da tempo in molte scuole, ma accoglie con favore l’intento di renderlo una linea guida nazionale.
Sul latino, le opinioni sono per lo più favorevoli. Adriana Rubagotti, dirigente scolastica, racconta che in molte scuole i corsi pomeridiani di preparazione al latino sono già attivi, ma avverte che senza adeguate risorse sarà difficile implementarli su larga scala. L’ex docente Adriana Pozzi sottolinea invece che il latino può essere trattato didatticamente in modo appropriato anche alle medie, poiché fa parte del patrimonio culturale dell’Italia.
Lo studio della Bibbia
Un altro punto centrale riguarda l’introduzione della Bibbia come testo culturale nelle discipline umanistiche. Davide Guarneri, delegato della diocesi alle scuole cattoliche, sostiene che la Bibbia sia un testo fondamentale, ma avverte: “Non deve diventare uno strumento politico o identitario. È un testo di cultura umana, come il Corano o la Divina Commedia”. Il suo insegnamento, secondo Guarneri, richiederà docenti con competenze specifiche in esegesi, ebraismo e letteratura antica.
Critiche al metodo e richieste dal mondo della scuola
Nonostante alcune proposte trovino consenso, molti dirigenti e insegnanti criticano il metodo con cui queste riforme vengono introdotte. Adriana Rubagotti denuncia che spesso i docenti sono gli ultimi a essere informati su modifiche sostanziali: “Ancora non abbiamo ricevuto l’ordinanza sulle valutazioni di quest’anno e già si parla di temi futuri”, evidenziando la mancanza di chiarezza e coinvolgimento.
La categoria invita a procedere con cautela e a fornire risorse adeguate per attuare le novità, sottolineando che l’efficacia di tali cambiamenti dipenderà dalla loro implementazione pratica.
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