Operazione antiterrorismo a Brescia: gli jihadisti restano in carcere

Il Gip ha respinto la richiesta di domiciliari: c'è il rischio di inquinamento probatorio e reiterazione del reato

Nel contesto di un’operazione antiterrorismo condotta dalla Digos della questura, due giovani bresciani, rispettivamente di 20 e 22 anni, rimangono in carcere in seguito al rigetto della richiesta di domiciliari da parte del giudice. Uno è cittadino pakistano, mentre l’altro è un italiano naturalizzato di origini pakistane. L’accusa che grava su di loro è di apologia del terrorismo.

Le indagini, scaturite da evidenze d’intelligence e elementi emersi durante il monitoraggio del web, hanno portato gli investigatori a concentrarsi sui due giovani. Si sospetta che abbiano diffuso contenuti jihadisti con l’intenzione di reclutare adepti, riconducibili alle organizzazioni terroristiche Jihad Islamica Palestinese, Stato Islamico e Al-Qaeda.

Durante l’interrogatorio di garanzia in carcere, entrambi gli indagati hanno respinto le accuse, dissociandosi da qualsiasi coinvolgimento in attività terroristiche. Tuttavia, il giudice istruttore ha respinto la richiesta di domiciliari avanzata dal difensore, motivando la decisione con il rischio concreto di inquinamento probatorio e la possibilità di reiterazione del reato.

Il giudice ha evidenziato la gravità delle accuse e la necessità di preservare le prove durante le indagini. Inoltre, il timore che i due giovani possano ripetere le presunte attività illecite ha pesato sulla decisione di respingere la richiesta di misure alternative alla detenzione.

L’operazione antiterrorismo, dunque, continua a svolgersi con la massima attenzione da parte delle autorità competenti. Il caso pone in luce la sfida di bilanciare la presunzione di innocenza con la necessità di prevenire potenziali minacce alla sicurezza nazionale, riflettendo l’importanza di un approccio equilibrato nella lotta contro il terrorismo.

Redazione

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