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Il sonnambulo di Braone: una notte di terrore e sonnambulismo giudiziario

Analisi del caso del 50enne accusato di tentato omicidio mentre era in uno stato di sonnambulismo e le sfide legali che ne derivano.

Un inquietante episodio avvenuto nella notte del 4 gennaio del 2021 ha gettato una luce sinistra sul concetto di sonnambulismo e sulla capacità di intendere e volere di un individuo durante uno stato alterato di coscienza. Un uomo di 50 anni, residente a Braone, in Valcamonica, si è trovato sotto l’occhio della tempesta giudiziaria quando è emerso che aveva tentato di uccidere sua moglie mentre era in uno stato di sonnambulismo.

L’accusa di Tentato Omicidio

Il 50enne è stato accusato di tentato omicidio per aver cercato di soffocare sua moglie mentre dormiva. Tuttavia, il caso ha preso una svolta inaspettata quando i periti medici hanno iniziato a esaminare la sua condizione psicofisica al momento dell’incidente.

Valutazioni Contraddittorie dei Periti

Il perito incaricato di valutare il 50enne, Liborio Parrino, direttore della Struttura complessa Neurologia del Dipartimento Medicina generale e specialistica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, ha sostenuto che l’uomo non soffriva di alcuna patologia che lo avrebbe reso incapace di intendere e volere. Tuttavia, ha dichiarato che l’uomo non era “del tutto cosciente” al momento dell’aggressione.

Anche il consulente nominato dalla difesa, il responsabile del Centro di Medicina del Sonno, Alessandro Cicolin, ha concordato con questa valutazione. Questo ha sollevato domande cruciali sulla responsabilità legale del 50enne.

La Ricostruzione dell’Aggressione in Aula

Prima di affrontare le valutazioni dei periti, la corte ha ascoltato il racconto della vittima dell’aggressione, la moglie. Ha raccontato che erano le quattro del mattino quando si è svegliata improvvisamente e ha sentito qualcosa premere sul suo viso. Inizialmente, ha pensato che fosse un ladro che aveva già neutralizzato suo marito e suo figlio. Ha cercato disperatamente di liberarsi e ha morso con forza il dito dell’aggressore, solo per rendersi conto successivamente che quella persona era suo marito.

La donna ha continuato il suo racconto in aula, descrivendo i momenti successivi all’aggressione. Ha raccontato di aver iniziato a urlare, chiamando suo figlio. Ha notato che suo marito sembrava completamente disorientato, si è messo le mani nei capelli e ha lasciato la stanza per raggiungere la finestra, da cui si è poi lanciato nel vuoto.

Conclusioni e Prossime Fasi del Processo

Il caso del sonnambulo che ha tentato di uccidere sua moglie ha sollevato interrogativi complessi sulla responsabilità e sulla comprensione di un individuo durante uno stato di sonnambulismo. Mentre il punto di vista giuridico sembra sostenere che l’uomo fosse in grado di intendere e volere, la scienza e i periti medici hanno evidenziato una mancanza di coscienza durante l’aggressione.

Il processo riprenderà il 22 febbraio, con la discussione in aula che promette di essere cruciale per determinare il destino del 50enne di Braone. La sentenza potrebbe gettare ulteriori luci su come la legge dovrebbe affrontare situazioni simili in futuro, sfidando il tradizionale concetto di colpevolezza.

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