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Rsa a Brescia: la necessità di un piano d’azione e più posti letto convenzionati

Le RSA bresciane chiedono concretezza e risorse per affrontare l'invecchiamento della popolazione

Le case di riposo a Brescia si trovano ad affrontare una crescente sfida dovuta all’invecchiamento della popolazione. Con l’annuncio di stanziamenti governativi per l’assistenza agli anziani e la presentazione del piano socio sanitario 2023-2027 della Regione Lombardia, le Rsa bresciane richiedono misure concrete per garantire un futuro sostenibile. Desiderano essere considerate interlocutori chiave nelle scelte programmatiche.

Il piano regionale, sebbene accolto con interesse, è stato atteso con ansia. Stefania Mosconi, presidente della Fondazione Casa di Dio, sottolinea che sebbene i principi siano validi, è cruciale comprendere se le Rsa saranno davvero coinvolte nella sua attuazione. Anche Giacomo Mantelli, presidente della Fondazione Brescia Solidale, esprime preoccupazioni riguardo alla mancanza di chiarezza sulle risorse economiche e umane necessarie per tradurre il piano in azioni concrete.

Secondo l’elenco di Ats Brescia aggiornato al novembre 2023, ci sono 89 Rsa autorizzate sul territorio dell’ATS di Brescia, di cui 85 accreditate a contratto. Complessivamente, ci sono 7.155 posti letto, di cui 1.473 nelle strutture cittadine, ma solo 6.200 sono accreditati, con una mancanza di circa mille posti letto accreditati secondo gli esperti. Le rette variano tra 100 e 110 euro al giorno, con una parte significativa a carico dei cittadini. La normativa nazionale suggerisce che il 50% dei costi dei servizi sia coperto dal servizio sanitario, ma la situazione attuale vede un divario tra le rette e i contributi regionali.

Gianbatista Guerrini, geriatra, sottolinea che l’aumento del finanziamento regionale al 50% potrebbe contribuire a mantenere le rette a livelli più accessibili. Mosconi e Mantelli concordano sulla necessità di ulteriori posti letto convenzionati, ma sottolineano la necessità di una distribuzione oculata e di promuovere l’economia di scala, unendo le realtà più piccole per una pianificazione condivisa. Inoltre, è essenziale sviluppare i servizi domiciliari e migliorare l’adattamento delle abitazioni per garantire un’assistenza completa agli anziani.

Nonostante il successo complessivo del modello di assistenza a Brescia, esistono ancora sfide da affrontare. Ad esempio, i costi elevati dei trasporti per i servizi diurni rappresentano un ostacolo, e Mosconi evidenzia la necessità di affrontare questo problema per evitare un onere eccessivo sulle famiglie. Inoltre, le dimissioni protette sono un’area critica: le famiglie cercano aiuto per gestire i propri cari non autosufficienti al momento delle dimissioni dall’ospedale. Occorre una maggiore organizzazione e una rete più ampia per affrontare questa sfida.

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