Aggressione al pronto soccorso di Chiari: la voce del medico Gianni Camotti

L’aggressione al pronto soccorso dell'ospedale di Chiari, avvenuta a Ferragosto, ha visto come vittima il medico Gianni Camotti

L’aggressione al pronto soccorso dell’ospedale di Chiari, avvenuta a Ferragosto, ha visto come vittima il medico Gianni Camotti. L’episodio, denunciato pubblicamente dal medico attraverso un post su Facebook, ha scosso profondamente l’opinione pubblica, evidenziando una situazione critica che, purtroppo, non sembra essere un caso isolato. Nella foto condivisa online, si vedono chiaramente escoriazioni sul collo del dottore, segni lasciati dalle dita di un paziente violento.

Camotti, con amarezza e frustrazione, ha descritto la crescente aggressività e la mancanza di riconoscenza che il personale medico è costretto ad affrontare quotidianamente. “Sono circa 10 anni che lavoro in pronto soccorso”, scrive il medico nel suo post. “Il personale riceve ogni santo giorno insulti di ogni tipo che ci entrano dall’orecchio destro ed escono da quello sinistro: siamo incapaci, siamo lavativi, non ci prendiamo cura dei pazienti… poi stranamente quando hanno veramente qualcosa degno di nota, giungono con la coda tra le gambe e siamo degli eroi (vedi emergenza COVID)”.

L’episodio non è solo un fatto di cronaca, ma riflette una problematica ben più ampia, che trascende i confini geografici e politici. Camotti conclude il suo sfogo con parole dure e preoccupanti: “Qui non c’entra nulla la politica, le ASST o il ministro pinco pallino. Qui è il cervello delle persone. Non è importante se è successo a Milano, Roma o Palermo. È successo. Questa foto deve fare il giro del mondo perché un giorno è un graffio, un altro giorno è una coltellata”.

Le forze dell’ordine stanno ora procedendo con gli accertamenti necessari per chiarire i dettagli dell’accaduto, ma ciò che emerge con forza è la richiesta di attenzione e rispetto per un lavoro che, sebbene cruciale, viene spesso sottovalutato e maltrattato. L’appello del dottor Camotti è un grido d’allarme che merita di essere ascoltato, affinché si possano prevenire ulteriori episodi di violenza e garantire un ambiente sicuro per chi, ogni giorno, si dedica alla cura degli altri.

Redazione

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