La Guardia di Finanza di Brescia ha portato a termine una complessa indagine che ha condotto al sequestro di 6,7 milioni di euro e a misure cautelari nei confronti di tre persone. I reati contestati comprendono truffa aggravata, bancarotta, autoriciclaggio e false comunicazioni sociali, in un caso di frode legato a finanziamenti ottenuti tramite documentazione falsa.
Le accuse e le persone coinvolte
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Brescia e culminata in un’ordinanza del Gip, riguarda Marco Savio, promotore finanziario di Banca Progetto, che risulta agli arresti domiciliari. Coinvolti anche Diego Galli, suo stretto collaboratore, anch’egli agli arresti domiciliari, e Federica Burzio, con obbligo di firma, considerata la “factotum” del gruppo. È importante sottolineare che Banca Progetto, che si è dichiarata parte lesa, collabora attivamente con le autorità. Paolo Savio, magistrato e fratello dell’indagato, è totalmente estraneo all’indagine.
Le indagini: meccanismi di frode nei finanziamenti alle imprese
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’agente finanziario e il suo team avrebbero consentito a una società bresciana in difficoltà finanziaria di ottenere tre finanziamenti garantiti dal Fondo centrale per le PMI, falsificando i bilanci e la documentazione aziendale. Pur non risultando ufficialmente nei ruoli dirigenziali dell’azienda, Marco Savio avrebbe assunto in pratica il controllo della gestione e alterato i bilanci per mostrare una solidità finanziaria fittizia, ottenendo così l’accesso a consistenti erogazioni di credito. I fondi ricevuti sono stati parzialmente trasferiti sui conti personali dell’agente attraverso bonifici giustificati da operazioni commerciali non coerenti con l’attività dell’azienda.
Un secondo filone e la “messa in scena” del falso apparato produttivo
Parallelamente, un’inchiesta della Guardia di Finanza di Como ha portato alla luce un secondo filone di attività fraudolente, coinvolgendo ancora Marco Savio e altre persone. Durante le indagini, gli agenti hanno rilevato una messa in scena per ingannare gli istituti di credito, che includeva l’affitto di capannoni, macchinari e falsi operai per simulare un’attività produttiva inesistente.
In questo filone, si registra anche il coinvolgimento di Maurizio Ponzoni, ritenuto vicino alla cosca della ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo. L’inchiesta di Como evidenzia come i finanziamenti siano stati ottenuti inducendo in errore Banca Progetto e Mediocredito Centrale, i quali hanno concesso garanzie pubbliche coprendo l’80% delle somme, ignari delle reali condizioni delle società beneficiarie.
Proseguono le indagini sui modelli organizzativi e altre irregolarità
Le indagini si estendono anche all’analisi del modello di organizzazione societario adottato dalla società coinvolta, con l’obiettivo di individuare eventuali responsabilità amministrative e verificare ulteriori finanziamenti ottenuti con modalità sospette. La Procura mira a fare chiarezza sui meccanismi utilizzati per ingannare gli istituti bancari e ottenere illecitamente le somme erogate.
Conclusioni e prossimi sviluppi
Il sequestro di 6,7 milioni di euro rappresenta solo uno degli aspetti dell’inchiesta, destinata a proseguire per valutare il quadro completo delle responsabilità. Le autorità stanno lavorando per contrastare le frodi che danneggiano le istituzioni finanziarie e il sistema di garanzia pubblica, che ha l’obiettivo di sostenere le imprese in difficoltà.
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