Condoni edilizi a Salò: 102 famiglie in attesa da vent’anni, rischio azione collettiva contro il Comune

A Salò si discute di condoni edilizi bloccati dal 2002: oltre cento famiglie aspettano una risposta che potrebbe portare nelle casse pubbliche fino a un milione di euro.

La situazione dei condoni edilizi irrisolti a Salò continua a destare preoccupazione e sarà al centro della prossima seduta del Consiglio comunale, convocata per mercoledì. Si tratta di 112 pratiche di sanatoria risalenti agli anni 2002-2004 , ancora in attesa di essere definite, con oltre 100 famiglie coinvolte. Secondo Giovanni Ciato, capogruppo di opposizione di “Città Futura Salò”, il problema, oltre a penalizzare i cittadini, rappresenta una perdita economica significativa per il Comune.

Vent’anni di attesa per una risposta
Ciato, che ha presentato una mozione sul tema, denuncia come alcune famiglie stanno aspettando una risposta da più di due decenni. «Non è accettabile che da venti anni queste pratiche restino sospese, creando incertezza per i cittadini», afferma il consigliere. La questione, oltre ad avere un impatto sulle vite dei richiedenti, ha anche risvolti economici: se le sanatorie venissero concluse, il Comune potrebbe incassare una somma stimata tra 560 mila e oltre un milione di euro , in base al valore medio delle pratiche.

Il rischio di una “class action” contro il Comune
Il protrarsi del silenzio amministrativo potrebbe avere conseguenze legali per il Comune. Ciato avverte che, in caso di mancata definizione delle pratiche, i cittadini potrebbero ricorrere a un’azione collettiva (class action) contro l’amministrazione. Se si trattasse di un silenzio-rifiuto, i diretti interessati sarebbero privati ​​della possibilità di presentare ricorso. Anche in caso di silenzio-assenso, i cittadini potrebbero richiedere alla Regione Lombardia di nominare un commissario ad acta per sostituirsi al Comune e concludere le pratiche.

Un’opportunità per le casse comunali
Il consigliere evidenzia inoltre l’importanza di risolvere la questione non solo per evitare problemi legali, ma anche per generare un gettito economico utile per la comunità . «Con una media prudenziale di 5.000 euro per pratica, si potrebbe incassare 560 mila euro, ma è probabile che la cifra salga fino a 8-10 mila euro a pratica, superando così il milione di euro», spiega Ciato. Questi fondi, prosegue, potrebbero essere destinati, ad esempio, alla manutenzione delle strade o ad altri interventi di interesse pubblico.

Proposte per sbloccare la situazione
Durante il Consiglio comunale, Ciato proporrà la creazione di un gruppo di lavoro dedicato alla definizione delle pratiche pendenti e, se necessario, il ricorso a un commissario ad acta. «Non possiamo ignorare la situazione né ordinare demolizioni dopo vent’anni di attesa da parte dei cittadini. È fondamentale dare risposte chiare e risolvere un problema che si trascina da troppo tempo», conclude il consigliere.

Redazione

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