Il lago di Garda diventa teatro di un’importante campagna scientifica per lo studio delle acque superficiali, nell’ambito del progetto europeo “Sarlakes”. Avviata il 6 aprile e in programma fino a mercoledì 9, l’iniziativa prevede il rilascio in acqua di una rete di boe dotate di sensori e Gps, per monitorare velocità e direzione delle correnti superficiali.
Lungo tutto il tratto bresciano del lago, da Sirmione a Limone, la navigazione è raccomandata con cautela: le boe in movimento, infatti, saranno spinte dalle correnti per fornire dati reali da confrontare con i modelli numerici già elaborati dagli scienziati. Ogni boa sarà munita di luce di segnalazione e sensori collegati a dispositivi Gps, capaci di rilevare la posizione in tempo reale e calcolare la velocità media del flusso superficiale.
Il monitoraggio rientra in un più ampio programma di studio limnologico promosso da numerosi enti di ricerca, tra cui l’Università degli studi di Brescia, l’Università di Trento, l’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente (IREA-CNR) e l’Istituto per la Matematica Applicata e le Tecnologie dell’Informazione (IMATI-CNR).
Le attività di rilievo coincideranno con il passaggio di satelliti radar dotati di tecnologia Sar, che consente di ottenere immagini ad alta risoluzione a distanza, per confrontare dati da terra e da spazio. Oltre alle boe in movimento, due stazioni fisse ormeggiate rileveranno temperatura, limpidezza e dati meteorologici lungo la colonna d’acqua, per una lettura completa della struttura del lago.
Il progetto Sarlakes ha l’obiettivo di sviluppare, testare e validare modelli numerici avanzati in grado di descrivere e prevedere il comportamento delle acque lacustri, con potenziali ricadute nella gestione delle risorse idriche in epoca di cambiamenti climatici.
Il lago di Garda è una risorsa strategica per il Paese: con una capacità di 49 miliardi di metri cubi, rappresenta il 40% delle riserve idriche italiane. Ogni giorno, oltre 400 mila persone ne utilizzano l’acqua per fini potabili, irrigui e industriali. Tuttavia, l’equilibrio del Garda è fragile, a causa di un tempo di rinnovo dell’acqua molto lungo (circa 26 anni e mezzo), che lo rende vulnerabile all’inquinamento e alle alterazioni climatiche.
La raccolta dei dati consentirà anche di migliorare la comprensione delle dinamiche di miscelazione e dei processi di trasporto delle sostanze nell’acqua, fondamentali per valutare la qualità ecologica del bacino. In prospettiva, i moduli sviluppati sul Garda saranno applicati anche ad altri grandi laghi europei, a partire dal lago di Ginevra.
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