Papa Francesco e il cordoglio nelle carceri bresciane: funerali seguiti anche dai detenuti

A Brescia si decide come permettere ai reclusi di seguire la cerimonia funebre. Commozione tra i detenuti per la perdita di un Pontefice da sempre vicino agli ultimi

Nelle carceri di Brescia si respira un clima di attesa e commozione per la morte di Papa Francesco, il Pontefice che, come pochi altri nella storia recente, ha saputo farsi sentire vicino al mondo del carcere. In queste ore si sta valutando se predisporre la trasmissione collettiva dei funerali o consentire la visione individuale in cella, con televisori per ogni detenuto. La decisione definitiva è attesa entro la giornata di oggi, 25 aprile.

Nel frattempo, sono già stati celebrati momenti di preghiera all’interno degli istituti bresciani: a Canton Mombello è stato recitato il Rosario, mentre a Verziano è in programma una Messa celebrata da don Faustino Sandrini. Un gesto semplice ma profondamente simbolico, che testimonia quanto il Papa argentino fosse amato e rispettato anche da chi vive recluso.

“Papa Francesco è sempre stato sentito come una presenza vicina”, spiega don Stefano Fontana, cappellano del carcere Nerio Fischione. La sua figura ha lasciato un’impronta profonda non solo nei cattolici, ma anche nei detenuti di altre fedi, che – come riferisce il cappellano – hanno espresso cordoglio e rispetto per una figura percepita come autenticamente inclusiva.

La visita a Regina Coeli nel Giovedì Santo, pochi giorni prima della sua morte, e l’apertura della Porta Santa nel carcere di Rebibbia, sono solo due dei gesti che hanno consolidato l’immagine di un Papa vicino ai dimenticati. Segni che hanno avuto grande eco nelle sezioni degli istituti penitenziari bresciani, dove anche chi professa religioni diverse ha colto la straordinarietà del messaggio di Francesco.

Nel luglio scorso, i detenuti di Canton Mombello avevano inviato una lettera a Papa Francesco, tramite la garante dei detenuti Luisa Ravagnani, raccontando le condizioni dure in cui vivono e chiedendo ascolto. Non è mai arrivata una risposta scritta, ma per chi l’ha firmata, ogni gesto del Papa in favore dei carcerati è stato sentito come una risposta reale e concreta.

I funerali di sabato mattina saranno seguiti anche dalle celle sovraffollate, dove vivono anche 15 o 18 persone. Sarà un momento intimo, vissuto con un senso di solitudine non fisica, ma spirituale, per la perdita di un punto di riferimento. Un Pontefice che ha riconosciuto l’umanità di chi ha sbagliato, che ha parlato di dignità anche dove spesso viene dimenticata.

Il carcere, però, non è solo luogo di pena: a Brescia esistono progetti come “Via dei bucaneve, 25. La libertà trova casa”, finalizzati al reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti una volta scontata la pena. Un segno che il messaggio di Papa Francesco continua a vivere anche nelle azioni concrete, ispirando iniziative che restituiscono prospettiva a chi ha conosciuto la marginalità.

Redazione

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