Decreto sicurezza, tre giorni di astensione dei penalisti: “Punizione a costo zero, nessuna prevenzione”

Dal 5 al 7 maggio l’Unione delle Camere Penali protesta contro il provvedimento in discussione. Assemblea straordinaria al Tribunale di Brescia il 5 maggio

I penalisti italiani incrociano le braccia per tre giorni, dal 5 al 7 maggio 2025, a seguito della decisione dell’Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI) di proclamare l’astensione dalle udienze e da tutte le attività giudiziarie nel settore penale. Una forma di protesta netta e motivata dalla forte contrarietà verso il decreto sicurezza, attualmente in fase di conversione in legge.

Al centro della critica dei penalisti c’è l’uso improprio della decretazione d’urgenza, considerata priva dei presupposti costituzionali che ne giustificherebbero l’adozione. Secondo quanto dichiarato in una nota ufficiale dell’UCPI, il provvedimento rappresenta un intervento punitivo più che preventivo, destinato a produrre effetti solo simbolici e incapace di rispondere realmente ai bisogni di sicurezza della cittadinanza.

Lunedì 5 maggio alle ore 10, in concomitanza con l’inizio dell’astensione, la Camera Penale della Lombardia Orientale ha convocato un’assemblea straordinaria nell’aula Panettieri del Tribunale di Brescia. L’obiettivo dell’incontro è aprire un confronto pubblico e plurale, per analizzare da prospettive diverse i contenuti e le implicazioni della nuova normativa.

I penalisti denunciano l’introduzione di nuove fattispecie di reato e aggravanti ritenute inutili e senza fondamento logico, sottolineando come tali misure rischino di alimentare il sovraffollamento carcerario e di vanificare ogni sforzo verso un sistema penale più giusto e rieducativo. “Ancora una volta – afferma l’UCPI – si ignorano i dati drammatici sulle condizioni delle carceri italiane: mancanza di lavoro e attività trattamentali, tutela sanitaria carente, disagio mentale diffuso tra i detenuti. Tutti fattori che, invece di migliorare la sicurezza, aumentano il rischio di recidiva”.

Particolare preoccupazione viene espressa per la tendenza a reprimere penalmente forme di dissenso, che – sottolineano i penalisti – dovrebbero poter essere esercitate liberamente in una società democratica. Il decreto, secondo l’associazione, colpisce soprattutto la microcriminalità marginale o ideologicamente oppositiva, senza affrontare le vere cause dell’insicurezza sociale.

L’astensione rappresenta dunque un segnale di allarme lanciato alla politica e all’opinione pubblica, per invitare a riflettere sulle conseguenze di un approccio meramente repressivo, che non investe in prevenzione, né in strumenti alternativi alla detenzione.

Redazione

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