Brescia e la sfida demografica: oltre 25mila lavoratori in meno entro il 2035

Il calo della popolazione in età lavorativa coinvolgerà tutta l’Italia, ma con un’intensità diversa da zona a zona

Il calo della popolazione in età lavorativa coinvolgerà tutta l’Italia, ma con un’intensità diversa da zona a zona. Le contrazioni più significative si registreranno nel Mezzogiorno, dove si prevede che circa la metà dei 3 milioni di lavoratori in meno entro il 2035 provenga proprio da queste regioni. Sardegna (-15,1%), Basilicata (-14,8%) e Puglia (-12,7%) guidano la classifica delle flessioni più marcate. Al contrario, aree come il Trentino Alto Adige (-3,1%), la Lombardia (-2,9%) e l’Emilia-Romagna (-2,8%) sembrano destinate a contenere meglio l’impatto.

Secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, la causa principale è l’invecchiamento della popolazione: meno giovani entrano nel mercato del lavoro e, parallelamente, la generazione dei baby boomer si avvicina al pensionamento. Le previsioni parlano chiaro: il ricambio generazionale sarà lento, mentre l’instabilità geopolitica, la transizione energetica e quella digitale rischiano di aggravare le difficoltà per le imprese italiane.

A livello nazionale, l’Italia potrebbe perdere entro il 2035 circa 2,9 milioni di persone in età lavorativa, con un calo complessivo del 7,8%. Gli attuali 37,35 milioni di cittadini tra i 15 e i 64 anni potrebbero ridursi a 34,44 milioni. Le province più colpite in valore assoluto saranno Napoli (-236.570), Roma (-186.778) e Torino (-106.515). Le percentuali peggiori si registrano a Nuoro (-17,9%) e in diverse altre province del Sud, dove le dinamiche demografiche sono più accentuate.

Brescia, pur perdendo circa 25.500 lavoratori, si posiziona al 97° posto in Italia per flessione percentuale (-3,1%), dimostrando una relativa tenuta rispetto alla media nazionale.

Secondo l’analisi della Cgia su dati Istat, nel 2024 i residenti in provincia di Brescia tra i 15 e i 64 anni sono 816.258. Nel giro di dieci anni, questo numero potrebbe scendere a 790.765, con una perdita di 25.493 unità. Anche se la contrazione appare meno grave rispetto ad altre province, si tratta comunque di una riduzione che potrebbe avere effetti tangibili sul mercato del lavoro locale e sull’economia del territorio.

A risentirne maggiormente saranno le piccole imprese. Secondo la Cgia, queste attività – prive spesso delle risorse per attrarre e trattenere i giovani lavoratori – rischiano di essere svantaggiate rispetto alle realtà medio-grandi, che possono garantire stipendi competitivi, flessibilità, benefit e pacchetti di welfare aziendale.

I settori più vulnerabili in uno scenario di invecchiamento demografico includono l’immobiliare, i trasporti, la moda e il turismo. Di contro, il settore bancario potrebbe trarre vantaggio da una popolazione più orientata al risparmio.

Redazione

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