Cinque reperti archeologici originari del Perù sono stati sequestrati dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Monza in una casa d’aste di Brescia e restituiti all’ambasciatore peruviano in Italia. L’operazione, risalente al 2024, è stata recentemente riportata nella relazione annuale dell’unità specializzata, da decenni impegnata nella protezione del patrimonio artistico e archeologico nazionale.
I beni sequestrati comprendevano una muñeca funeraria della civiltà Chancay, una ciotola e un bicchiere in ceramica della cultura Nasca, una bottiglia scultorea dello stile Moche e un frammento di tessuto Chimù in fibre di cotone e camelide. Tutti appartenenti a civiltà preispaniche e esportati illegalmente dal Sudamerica, questi reperti non avrebbero mai potuto essere messi in vendita, secondo le norme internazionali sul commercio dei beni culturali.
La segnalazione è partita direttamente dall’ambasciata del Perù, i cui funzionari, notando l’inserzione online dei reperti, hanno allertato i carabinieri specializzati, che hanno rapidamente attivato i controlli necessari. Gli accertamenti hanno confermato l’origine e il valore culturale dei pezzi, portando al sequestro preventivo.
Non è stata emessa alcuna sanzione nei confronti della casa d’aste, che secondo i documenti forniti si era dimostrata sufficientemente diligente nell’acquisizione degli oggetti, ignara della loro provenienza illecita. L’operazione si inserisce in un ampio contesto di interventi che, nel solo 2024, hanno visto il Nucleo TPC lombardo deferire 88 persone e sequestrare oltre 2700 reperti archeologici, oltre a centinaia di beni librari, archivistici e paleontologici.
L’attività dei Carabinieri TPC si articola in due filoni principali: prevenzione e repressione. Sul fronte preventivo, l’unità ha effettuato oltre 220 verifiche amministrative presso antiquari e operatori del settore, con ispezioni sistematiche su aree archeologiche, musei e archivi. Un impegno che ha permesso di individuare irregolarità e impedire che beni culturali trafugati finissero sul mercato.
Un precedente significativo risale al 2023, quando il Nucleo TPC di Genova ha recuperato un rarissimo volume del 1806, l’“Oratio dominica in 155 linguas versa”, rubato dalla biblioteca apostolica Comboni di Brescia. Il libro, venduto all’asta e finito su bancarelle liguri, fu bloccato grazie alla richiesta di attestato di libera circolazione da parte di un antiquario, dando così avvio all’inchiesta della Procura della Spezia.
Fondamentale in entrambi i casi è stato l’utilizzo della banca dati “LEONARDO”, il più grande archivio mondiale di beni culturali illecitamente sottratti, che nel 2024 ha consentito l’identificazione fotografica di oltre 2000 oggetti sospetti.
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