Prenotare una visita specialistica o un esame diagnostico nel Servizio sanitario nazionale è diventato, per molti italiani, un percorso a ostacoli. L’esperienza comune di ricevere una data a mesi di distanza è una realtà che accomuna pazienti di ogni età, condizione economica e area geografica. Un problema sistemico che si traduce in rinunce, spostamenti forzati o ricorso a costose soluzioni private.
Tra chi aspetta ore fuori dagli ospedali e chi rinuncia del tutto a curarsi, emergono storie di disagio, rabbia e rassegnazione. All’esterno dell’Ospedale Civile di Brescia, uno dei principali poli sanitari della Lombardia, il malcontento è palpabile. Un 65enne originario del Sud racconta: “Otto mesi per una visita dermatologica con la mutua, ma ho gravi allergie. Ho dovuto pagare privatamente”. Una scelta che, però, non è alla portata di tutti.
“Un anno per una risonanza magnetica è troppo”, afferma un 50enne del lago d’Iseo, che denuncia l’impossibilità economica di pagare 260 euro per un esame. “Ci si sente impotenti. Quando la salute è in gioco, non ci sono alternative”, aggiunge. Anche chi lavora in sanità, come una 55enne impiegata nello stesso nosocomio bresciano, conferma: “Se non avessi chiesto l’urgenza con l’aiuto dei colleghi, avrei dovuto aspettare novembre per una gastroscopia. E non tutti hanno queste possibilità”.
Anche il settore privato inizia a mostrare segni di saturazione. Un 78enne, appena uscito dalla Poliambulanza, ammette: “Con l’assicurazione riesco ancora a farmi visitare, ma i tempi si allungano anche lì. Prima erano pochi giorni, ora parliamo di settimane”.
La situazione peggiora nelle aree periferiche. Due residenti della Val Camonica raccontano il calvario di un amico: tre ospedali diversi per un check-up cardiologico, tra Edolo, Esine e infine Brescia. “Almeno possiamo ancora muoverci, ma non tutti possono farlo”, riflettono. Uno di loro aggiunge: “Per un elettroencefalogramma mi hanno mandato a Gardone Valtrompia. Non è proprio dietro l’angolo”. Secondo lui, la moltiplicazione di ambulatori privati è segno chiaro di una direzione politica ben precisa: “Finiremo con le assicurazioni sanitarie come negli Stati Uniti”.
Non mancano i casi di rinuncia forzata. Una 75enne di Bagnolo Mella ha disdetto una visita oculistica a Manerbio, comoda e attesa da mesi, perché il marito è stato ricoverato a Brescia: ora non sa quando riuscirà a prenotarne un’altra. Un 58enne, invece, racconta di aver dovuto portare la madre 82enne fino a Ome per una visita oculistica, perché in città non c’era disponibilità.
Il diritto alla salute, garantito dalla Costituzione, appare sempre più condizionato da variabili economiche e geografiche. In un contesto in cui la sanità pubblica fatica a rispondere alla domanda di cura, le liste d’attesa si trasformano in una trappola: tempi teoricamente “garantiti”, ma solo a costo di spostamenti lunghi e di enormi sacrifici, soprattutto per le fasce più deboli e anziane della popolazione.
Seguici su
Aggiungi bresciatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.