Oltre 2.000 docenti in uscita solo a Brescia, di cui più di un terzo insegnanti di sostegno, e quasi 400 pensionamenti: è questo il bilancio attuale dei trasferimenti nella scuola bresciana, che si aggiunge a una mobilità generale mai così ampia a livello nazionale. Le assegnazioni provvisorie, ancora in via di definizione, potrebbero aumentare ulteriormente i numeri, ma la direzione è chiara: la scuola pubblica italiana sta vivendo un’emorragia di personale.
Il fenomeno non riguarda solo il personale docente: anche tra gli Ata (assistenti amministrativi, tecnici, collaboratori scolastici e altre figure) si registra una fuga massiccia, con 100 pensionamenti e 300 trasferimenti solo nella provincia. Il risultato? Segreterie scolastiche già in affanno, in molti casi prive del personale necessario per affrontare i mesi estivi di preparazione all’anno scolastico.
La Lombardia perde 13 mila docenti, di cui 5 mila solo nel sostegno, lasciando oltre 4.200 posti vacanti a Milano, 1.120 a Bergamo, 1.065 a Varese, e numeri consistenti anche a Brescia. Le richieste di mobilità per il personale Ata nel bresciano sono state quasi il doppio rispetto ai posti disponibili, e una volta e mezzo per i docenti.
Secondo Luisa Treccani, segretaria generale della Cisl Scuola, l’aumento è in parte dovuto alle modifiche contrattuali che hanno allentato il vincolo triennale, permettendo trasferimenti motivati da problemi di salute o ricongiungimenti familiari anche per figli fino a 16 anni. Tuttavia, per il Nord – e in particolare per la Lombardia – le cause economiche e sociali pesano di più.
“Con uno stipendio da insegnante è difficile vivere a Milano, ma anche a Brescia”, denuncia Adriano Cattelan di Gilda, sottolineando come la speranza di stabilirsi definitivamente al Nord sia diventata sempre meno sostenibile. A peggiorare il quadro, il caro affitti, i costi dei trasporti e la necessità, per molti, di tornare a casa per assistere genitori anziani.
Per la Uil Scuola Lombardia, anche le supplenze annuali faticano a essere coperte, mentre la Flc Cgil avverte che, nonostante il Pnrr preveda nuove assunzioni, i 200 mila precari attualmente in servizio non caleranno sensibilmente.
La situazione appare ancora più complessa nei centri della provincia, come Chiari, dove la presenza di grandi poli logistici ha alzato il costo degli alloggi: “Qui non si trova casa, tutto occupato da chi lavora in Amazon”, spiega Vittorina Ferrari, dirigente dell’Einaudi, che segnala un ritorno massiccio verso il Sud.
“Io a settembre avrò la segreteria vuota”, afferma Ersilia Conte, preside del Primo Levi di Sarezzo, dove professori locali sono presenti, ma mancano amministrativi e bidelli, fondamentali per il funzionamento dell’istituto. Il primo giro di chiamate per le assunzioni a tempo indeterminato potrebbe non essere sufficiente: spesso le sedi centrali assorbono tutto il personale disponibile.
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