Il Consiglio di Stato ha imposto l’abbattimento dei tre edifici del centro commerciale di via Mazzini, a Paratico, concedendo al Comune 90 giorni di tempo dalla notifica della sentenza per eseguire la demolizione. In caso di inadempienza, sarà il prefetto di Brescia a intervenire come commissario ad acta. La decisione arriva al termine di una lunga e complessa vicenda giudiziaria che ha coinvolto amministrazioni pubbliche, imprese e associazioni ambientaliste.
La storia ha inizio nel 2016, quando sull’area dove un tempo sorgevano le piscine comunali vengono costruite tre nuove strutture a destinazione commerciale. Già nel 2019, però, il Consiglio di Stato aveva annullato il permesso di costruire, l’autorizzazione paesaggistica e la variante urbanistica approvata dal Comune, in quanto il Piano di Governo del Territorio (Pgt) non consentiva insediamenti di medie strutture di vendita in quella zona.
Nonostante ciò, l’amministrazione comunale aveva successivamente approvato una seconda variante urbanistica, rilasciando nuovi titoli edilizi nel tentativo di sanare l’intervento. Proprio questi atti sono stati nuovamente contestati da Legambiente, con un ricorso conclusosi con la sentenza n. 2.613 del 18 marzo 2024, che ha annullato anche i nuovi permessi.
Nel nuovo dispositivo, il Consiglio di Stato ha chiarito che l’intervento di ricostruzione normativa da parte del Comune non può portare alla regolarizzazione postuma delle opere realizzate. In particolare, i giudici hanno spiegato che i titoli edilizi rilasciati nel 2020 sono stati annullati e, quindi, non producono alcun effetto sulle opere esistenti. La rinnovazione degli atti annullati, inoltre, non può essere usata per sanare interventi edilizi che restano in contrasto con le normative urbanistiche e privi della necessaria autorizzazione paesaggistica.
Il ricorso che ha portato alla sentenza definitiva è stato promosso da Legambiente ed Edelweiss Renewables contro il Comune di Paratico, il Ministero della Cultura e la Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici di Brescia. Le controparti erano le società costruttrici One Italy e Cesar. Dopo anni di ricorsi, il Consiglio di Stato ha accolto le istanze delle associazioni ambientaliste, ordinando la rimozione delle opere abusive.
Dario Balotta, promotore del ricorso, ha espresso soddisfazione per la sentenza, considerandola un’importante vittoria per la legalità urbanistica. Di segno opposto la posizione del sindaco Carlo Tengattini, che ha definito la situazione “assurda” e ha sottolineato come l’intervento avesse rigenerato un’area degradata, offrendo al paese tre nuovi negozi, una piazza e un parcheggio pubblico. «Non dico che non ci siano stati vizi di forma – ha dichiarato – ma qui si tratta di una battaglia tra cavilli giuridici».
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